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LA DEGUSTAZIONE del 16/03/2004

Colli Orientali del Friuli Sauvignon blanc Rosa Bosco 1999 – 2001 - 2002


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Devo fare autocritica. Tre anni fa, di questi giorni, dedicando il vino della settimana al Sauvignon dei Colli Orientali del Friuli 1999 di Rosetta Bosco (leggi l'articolo), mi spingevo ad affermare, celebrando la personalità del vino e del tutto convinto di quanto stavo affermando, “Dategli tempo, se avrete la fortuna di aggiudicarvi qualcuna delle 6450 bottiglie di 1999 e dopo averle lasciate a riposare in cantina, fateci sapere, quando tra qualche tempo le stapperete, quale libidine sapranno regalarvi”.

Imbattendomi recentemente in cantina in una bottiglia, giudiziosamente conservata, di questo vino, da me definito “di spettacolosa complessità e costruzione, che siamo pronti a scommettere potrà davvero resistere, alla grande, otto – dieci anni in bottiglia ben conservato in cantina, ed evolvere lentamente sino ad acquisire quell’equilibrio che, dal punto di vista olfattivo, data la sua attuale giovinezza, non è ancora perfetto”, a causa di “un legno leggermente in eccesso, dovuto all’adozione, per la fermentazione, la malolattica e l’affinamento, di piccoli fusti di rovere francese nuovi e quindi maggiormente tendenti a cedere quote di vaniglia e altri aromi burrosi – nocciolati”, ho voluto mettere alla prova la veridicità delle previsioni e verificare se davvero con il tempo il vino fosse migliorato.

Per farlo ho organizzato, all’impronta, una mini verticale, non completa (mi mancava l’annata 2000) di questo Sauvignon prodotto da questa battagliera produttrice friulana che si avvale della preziosa consulenza di Donato Lanati e dello Studio Enosis, assaggiando, una dopo l’altra, le versioni 1999, 2001 e 2002 del vino.
L’obiettivo era non solo controllare l’evoluzione del 1999, ma accertare se lo stile del vino fosse rimasto lo stesso da quel millesimo, il secondo in assoluto nella storia di questo vino che ha esordito con il 1998, e se l’azienda avesse in qualche modo tenuto conto del punto di vista di molti consumatori, e tutt’altro che sprovveduti, che vini del genere, complessi, importanti, “dialettici” direbbe con bella espressione qualcuno, tendono più ad ammirarli “culturalmente” che ad apprezzarli al momento, topico, dell’abbinamento a tavola ai cibi e della beva.

Nel marzo 2001 chiedevo all’immaginario lettore del mio articolo di mandarmi notizie circa l’evoluzione del Sauvignon 1999, tre anni dopo, considerandomi io stesso un consumatore, tocca invece a me assolvere l’obbligo di rendere pubblico il mio pensiero sull’evoluzione che quel vino ha conosciuto.
L’assaggio delle tre annate conferma che il Sauvignon di Rosa Bosco “non è sicuramente il vino, facile, immediato, fragrante, stuzzicante nei profumi che il consumatore medio è portato a privilegiare”, ma un vino che, paradossalmente, oggi (marzo 2004) offre la sua migliore espressione non nella versione che, teoricamente, avrebbe dovuto trarre vantaggio da una lunga permanenza in bottiglia, ma in quella più recente, per di più figlia di un’annata, il 2002, non certo entusiasmante, soprattutto in Friuli.

Riassaggiato oggi il Sauvignon 1999 conferma, come tre anni fa, il “magnifico colore più che paglierino giallo dorato, caldo, quasi viscoso, di grande luminosità e brillantezza”, il suo “bouquet non verde né vegetale o pungente, bensì tutto giocato su un fruttato caldo e succoso”, dove fanno spicco la frutta esotica, gli agrumi, accenni speziati, e una certa freschezza e ampiezza aromatica, ma al gusto la “polpa serrata, la materia succosa e vibrante, stile Nuovo Mondo”, la calda persistenza e la stoffa, che sono notevoli, sono condotte in secondo piano da un alcol in eccesso e da un legno ancora preponderante che rende il vino asciutto e leggermente amaro in chiusura. Vino importante, indubbiamente, ma la cui piacevolezza, oggi, è molto relativa. Con il tempo, in definitiva, non è migliorato come prevedevo, anzi.

Saltata l’annata 2000, di cui non disponevo, mi sono concentrato sull’assaggio del 2001, un millesimo indubbiamente più che soddisfacente in terra friulana, ed il vino, con una gradazione alcolica leggermente superiore al 1999 (e al 2002) 14 gradi contro 13,5°, conferma la sua impostazione importante, ma manifesta un equilibrio ed un uso del legno più calibrato, che si traduce in un colore paglierino intenso brillante dai riflessi rilucenti e dalla leggera nota verdolina, in un naso più varietale che nel 1999, con sambuco, fiori bianchi, agrumi in evidenza ed in secondo piano una nota dolce speziata tra il cioccolato bianco, il miele e l’anice. La bocca offre una dolcezza, una cremosità, un frutto polposo e carnoso molto evidenti, una notevole costruzione e ricchezza, una bella persistenza resa più vivace da una fresca acidità che bilancia la materia e l’alcol.

Ancora meglio, ed è un paradosso, se si considera che l’annata 2002 non è certo al livello di quella che l’ha preceduta, con la versione 2002, quella attualmente sul mercato (per inciso ben accolta dalle varie guide: tre bicchieri da Vini d’Italia, 90/100 da Veronelli, 4 grappoli da Duemilavini A.I.S.), che propone un vino decisamente più vicino ad uno stile friulano – francese che ad uno sperimentale modello Nuovo Mondo (più California e Australia che Nuova Zelanda) impersonato dall’annata 1999. Un vino meno imponente, ma assolutamente più godibile e diretto nella sua espressione, più facilmente decodificabile, con il suo naso molto fresco, floreale, accattivante dove l’aspetto fruttato (le note agrumate di pompelmo e cedro, gli accenni di frutta esotica) sono in perfetto equilibrio con le note vegetali, con il sambuco, l’ortica, un peperone non pungente ma vivace e freschissimo in evidenza, il tutto a comporre un bouquet ampio, avvolgente, fragrante dove il legno è sicuramente meno protagonista.

In bocca ad una minore struttura e grassezza e potenza rispetto al 2001, corrisponde invece una bella dolcezza d’espressione, una notevole sapidità, una tessitura cremosa e dolce, e una bellissima vena di mandorla sul finale che regala lunghezza e piacevolezza. L’impressione è che siano cambiate molte cose, nella fase di affinamento soprattutto, dalle prime prove del vino a quella attuale e che siano utilizzati legni con una tostatura molto meno marcata, molto probabilmente anche legni di secondo passaggio e non esclusivamente nuovi.
Un vino, dall’espressione meno contratta, più rilassata e naturale, che ne sono certo, è incontrerà maggiormente il favore di un consumatore che ad un vino da 20-25 euro in enoteca, questo il prezzo, non indifferente, del Rosa Bosco Sauvignon blanc 2002, chiede di essere complesso, dialettico, importante, ma soprattutto, e perché non dovrebbe essere diversamente ?, di farsi bere agevolmente, perché il vino deve dare piacere, altrimenti che piacere è?





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