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LA DEGUSTAZIONE del 11/05/2004

San Gervasio: A Sirio, un Super Tuscan dalle Colline Pisane


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Anche nelle regioni indiscutibilmente a più alta vocazione vitivinicola come la Toscana, esistono delle zone nelle quali ci vuole il doppio dell’impegno e il doppio della modestia per convincere il prossimo delle proprie capacità e del valore dei propri risultati. Spesso, però, proprio in queste situazioni si nascondono i personaggi più autentici. Un esempio classico a dimostrazione di questa tesi è quello delle Colline Pisane, quell’angolo di Toscana che partendo non lontano dal mare una ventina di chilometri a sud del capoluogo si spinge verso l’interno fino al confine con la provincia di Firenze, unendo “città del vino” come Terricciola, Peccioli e arrivando a San Miniato.

Un territorio talvolta dolce e illuminato dalla luce dell’ovest, spesso boschivo e incontaminato, disseminato di splendide pievi romaniche, piccoli capolavori di pittura antica ed esempi della importantissima scultura medievale pisana. Disseminato, però, anche di piccoli grandi personaggi della viticoltura toscana, come Luca Tommasini, artefice dell’azienda San Gervasio; una figura che calza a pennello con quanto detto all’inizio. Modesto ma tenace, ha perseguito la sua idea di vino di qualità con la serena consapevolezza di dover combattere il doppio per vincere gli scetticismi, fino a compiere l’impresa di rinnovare in modo pressoché completo i vigneti, raggiungendo densità stratosferiche di diecimila ceppi per ettaro come suggerito da Luca D’Attoma, enologo “pisano” e amico da sempre.

Oggi la produzione dell’azienda contempla un bianco (il Marna), il Recinaio (un gradevolissimo Vinsanto) e tre rossi: il San Gervasio, nato nella sfortunata annata 2002 per posizionarsi con successo nella strategica “fascia bassa” di mercato, il merlot I Renai, e naturalmente l’A Sirio, composto da una percentuale di Sangiovese che fluttua intorno al 95% e completata da Cabernet Sauvignon, affinato in barrique e in bottiglia. Un vino che ha percorso la storia dell’azienda dal 1995, che ha rappresentato il primo tentativo di fare qualcosa di importante, con il quale dunque c’è un legame anche affettivo: insomma, un vino che è anche l’identità concreta di un produttore e del quale abbiamo recentemente avuto l’opportunità di ripercorrere la storia e l’evoluzione in una degustazione verticale.

A Sirio 2001
Il colore è melanzana cupo. Al di là di qualche spunto caffeoso che sfuma con l’ossigenazione, il grande impatto fruttato, che spazia dalla confettura di mora alla prugna, riesce ad essere proposto con compostezza ed anche eleganza. L’entrata in bocca è densa, dolce e compatta, dalla grande concentrazione e caratterizzata da toni di inchiostro. Un finale saporito e deciso è siglato da tannini dolci e già integrati, per un vino arrivato alla sua compiutezza di espressione.

A Sirio 2000
Man mano che i nuovi impianti prendono piede nella composizione del vino, il colore assume tonalità cupe e fitte. Qui siamo in presenza di un naso dai toni prugnosi, di frutta di bosco dalla maturità spinta e dalla eleganza piuttosto limitata. Ma al palato è più composto che al naso, è denso senza debordamenti verso dolcezze eccessive: attacca subito ampio, mostra grande larghezza ed un finale, di media lunghezza, nel quale si scorge un tannino un po’ verde.

A Sirio 1999
Il naso propone un frutto rosso nel quale domina il lampone maturo, molto caratterizzato e segnato da dolcezze un tantino eccessive e ineleganti. Molto caratteriale in bocca, appare alquanto scomposto ma soprattutto spigoloso, quasi acre, poco sfumato e di carattere stancante. Una battuta d’arresto imprevista in una grande annata in terra di Toscana.

A Sirio 1998
Naso ombroso, un pochino contraddittorio: leggero carattere surmaturo del frutto e note tostate, spunti terrosi e sfumature vegetali. Più unitario l’assetto in bocca: fluido, dalla grande densità e dal frutto sufficientemente fragrante, anche se mantiene qualche carattere caffeoso; termina con un finale di grande persistenza.

A Sirio 1997
Naso caratterizzato da un frutto rosso (ma anche con qualche “tonalità” nera) proposto con buona definizione, rotondità, intenso, innervato da spiccati spunti minerali e arricchito da sensazioni speziate. In bocca è molto bello: attacco pronto e immediato, subito spesso e di grande tenuta aromatica, con un frutto croccante e teso, e concluso da un bel finale compatto.

A Sirio 1996
Registro olfattivo spostato verso un frutto più compatto, sempre piuttosto elegante, con qualche copertura dolce e presentato con buona persistenza. Dopo un attacco in bocca denso e all’insegna della concentrazione, la beva tende un pochino a sfumare verso una dolcezza diffusa e a perdere nettezza, rimpiazzata tuttavia da un buon apporto dell’acidità nella direzione di una piacevole freschezza.

A Sirio 1995
Fa una certa impressione assaggiare un vino del quale saranno rimaste sì e no una decina di bottiglie in cantina, e che peraltro sorprende per il bouquet complesso e di buona intensità, nel quale vengono ben presentate le componenti minerale, floreale e un fruttato maturo e delicato. Al palato, dopo un attacco sottotono, si riprende in modo grintoso, sfoggiando una discreta progressione, gagliarda verve acida che spinge verso un finale deciso, anche se dal tannino un pochino asciutto.

Azienda Agricola San Gervasio
Loc. S. Gervasio
56036 Palaia (PI)
tel. 0587.483360
www.sangervasio.com

Riccardo Farchioni






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