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LA DEGUSTAZIONE del 22/09/2004

Verduno Pelaverga 2003: un piccolo grande vino


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Innanzitutto la bella notizia. C’è davvero di che essere ottimisti per il futuro del vino se si pensa che in una bellissima domenica d’inizio settembre, con il sole splendente e una temperatura che nemmeno in agosto, invece di partire alla volta del mar Ligure o della montagna ci sono stati fior di torinesi e di milanesi che si sono rispettivamente sciroppati 55 e 160 chilometri per arrivare a Verduno. Che, per chi non lo sapesse, oltre ad essere un delizioso borgo antico di origine celtica posto a circa 400 metri d’altezza, a poca distanza da La Morra e Alba, dall’intatto centro storico con andamento ad anello, dove spiccano il Castello, un palazzo settecentesco di scuola del Juvarra, acquistato da Carlo Alberto nel 1838 e per lungo tempo una delle residenze privilegiate e sede di villeggiatura estiva dei Savoia, la Chiesa Parrocchiale di San Michele, in stile tardo barocco, che conserva l’icona del beato Sebastiano Valfré, qui nato nel 1629, e già cappellano alla corte sabauda di Vittorio Amedeo II, è la capitale (unica) di un vin de pays che corrisponde al nome di Verduno Pelaverga.

Partire da Milano, o da Torino, come alcune simpatiche persone che abbiamo incontrato hanno fatto, appositamente per gustare i vini espressi da questa varietà autoctona originaria delle aree pedemontane del Saluzzese, Doc dal 1995 e che proprio in Verduno (come fa capire la Doc) ha trovato la sua terra d’elezione, non può che far ben sperare.
Soprattutto se si considera che il Pelaverga (o Verduno tout court come ha scelto di chiamarlo un isolato produttore e come è consentito dal disciplinare) è veramente un vino di nicchia, tutto da scoprire, proveniente da non più di una dozzina di ettari vitati, per una produzione confidenziale (ma ben contesa dagli estimatori) che non raggiunge nemmeno le centomila bottiglie.

A Verduno, bellissimo paese, lo ripeto, uno dei più belli e accoglienti dell’intera Langa albese, ci si torna sempre volentieri. Per il Pelaverga, certo, per il paesaggio, l’architettura, i 5-6 ristoranti dove si mangia molto bene spendendo il giusto, i due ospitali e lindi agriturismi, ma anche, sebbene troppo spesso venga dimenticato, e ingiustamente, perché Verduno, proprio come le più celebrate Barolo, La Morra, Monforte d’Alba, Serralunga, fa parte dell’area di produzione del Barolo potendo contare su una serie di cru di sicuro prestigio come Monvigliero, Massara e Riva. Che esprimono Barolo, ne riparleremo presto, di grande eleganza, magnifico equilibrio e assoluta piacevolezza (caratteristiche che dopo gli anni della folle rincorsa agli aromi di legno e alla concentrazione sono fortunatamente oggi in corso di rivalutazione), nonché altre tipologie di vino, Dolcetto, Barbera d’Alba, Langhe rosso e vini bianchi base Sauvignon tutti capaci di esprimersi, in questo vocatissimo terroir, ad alto livello.

Ad ogni modo, la prima domenica di settembre, un po’ da tutto il Piemonte e dalla Lombardia, prendendo l’occasione della gioiosa festa del vin du pays, molti appassionati sono convenuti a Verduno per il Pelaverga, e hanno potuto verificare che, anche in un’annata particolare come il 2003, caratterizzata dalla grande calura e dalla maturazione anticipata, il Pelaverga riesce a confermarsi vino godibilissimo, che con minore esplosività del solito, dato l’andamento della calda annata 2003, esprime il suo il profumo caratteristico, fragrante, che dal fruttato (fragola, mirtillo, ribes, lampone) vira allo speziato, con note di pepe bianco e noce moscata, al floreale (rosa, rosmarino, geranio) e in bocca mostra un nerbo spiccato, una solida trama dei tannini, che innerva e vivacizza il frutto rotondo e succoso, caldo, pieno eppure molto sapido.

Un vino che si esalta su antipasti, salumi caldi, primi con ragù di carne, trippa, la mitica finanziera alla piemontese, i funghi in varie preparazioni, la minestra di ceci con le costine tipica della tradizione langhetta. Ma che è capace di reggere benissimo, grazie alla sua struttura tannica (che in qualche modo ricorda il Grignolino e la Freisa, ma ferma, non versione mossa), e alla bella consistenza terrosa e al Gusto: pieno, anche piatti a base di carne, come il coniglio con le verdure o il pollo alla cacciatora, oppure formaggi stagionati.
Non è dato sapere se tutto questo pubblico di giovani e meno giovani sia convenuto, dalle 10 del mattino sino a sera tarda, (quando nella cornice del belvedere da cui si gode una magnifica vista sulla Langa si è celebrata una grande occasione conviviale all’aperto, con musica jazz di sottofondo e tanta allegria, con 250 partecipanti), spinto dalla possibilità, rara, di assaggiare tutti i 12 Verduno Pelaverga, disponibili presso punti di degustazione sparsi per tutto il paese, o ancora dagli intrattenimenti musicali proposti da artisti da strada (violino, arpa e ghironda, la classica fisarmonica ed il clarinetto).

O se, oltre ai menu tipici, con piatti studiati in abbinamento al vino di Verduno, presentati da sette ristoranti del paese o della vicina Roddi, il vero elemento di richiamo sia invece stato rappresentato, e perché escluderlo ?, dalla curiosa leggenda che vuole il Pelaverga essere vino dallo straordinario potere afrodisiaco, una sorta di “Viagra” vinoso dall’aroma speziato e dai sentori di pepe, ribes e fragola di bosco. A questo proposito chi scrive ha raccolto spassose testimonianze da parte di verdunesi e non, delle quali prendiamo doverosamente atto, ma sulle quali la nostra serietà di cronisti c’impone di sorvolare, omettendo i dettagli più saporosi e boccacceschi… Che pure hanno, e non fatemi dire di più, un loro fondo di verità…

Quel che conta è che in una grande occasione di festa come quella del 5 settembre, questo piccolo paese, definito, per la sua posizione geografica, come la “sentinella delle Langhe”, essendo il primo paese posto al di là del Tanaro, ha visto tutti uniti, l’intraprendente amministrazione pubblica, Pro loco, volontari, cultori di storia locale (a proposito: è stato presentato anche un corposo volume di 400 pagine dedicato da Bruno Tarocco alla Storia di Verduno), ristoratori e ovviamente viticoltori a difendere orgogliosamente le ragioni, la dignità, il pregio, di un piccolo grande vino, non certo export oriented o prono ai diktat del cosiddetto stile internazionale, come il Pelaverga. Che vuole rimanere autentico e fedele a se stesso, senza anacronistici arcaismi, ma ben fatto, godibile, pieno di vita e capace di parlare al consumatore, ma comunque unico, proprio come Verduno.

Ed è proprio grazie a giornate come queste, a feste come quella tradizionalmente riservata ad inizio settembre a Verduno, alla sua gente, ai suoi protagonisti, e al Pelaverga, vitigno non solo super autoctono, ma Doc municipale come poche altre in Italia, che la lotta alla standardizzazione del Gusto:, la difesa della biodiversità, la gelosa tutela delle tante piccole patrie del vino italiano assumono un senso vitale e prendono corpo, esorcizzando il pericolo, sempre incombente, di ridursi allo slogan del momento, alla moda di passaggio, che poi passa di moda, lasciando il tempo che trova.

Chi scrive, che di Verduno sta diventando (come lo è di Barolo) un habitué, ha avuto il piacere e la fortuna di degustare, insieme agli stessi protagonisti, i dodici produttori (di cui nove con cantina a Verduno: Alessandria Fratelli, Bel Colle, i Bré, Brero Antonio “Vinandolo, Comm. G.B. Burlotto, Castello di Verduno, La Cantina, Cascina Massara, Poderi Roset, mentre gli altri, Cadia, San Biagio e Terre del Barolo sono nelle immediate vicinanze), tutti i Pelaverga dell’ottima annata 2003.

A seguire le schematiche note di una degustazione che ha dimostrato alcune cose: che anche in occasione della caldissima annata 2003 il Pelaverga (Verduno tout court come consente il disciplinare e come ha scelto, per il suo Basadone, il Castello di Verduno) pur sacrificando qualcosa quanto ad esplosività e speziatura dei profumi, continua ad essere uno splendido, originalissimo vino. Con un fruttato e un’ampiezza maggiore che nelle annate precedenti e un’intatta godibilità.

In secondo luogo è interessante cogliere, (ed i punteggi, da una a cinque stelle, come fa la rivista inglese Decanter, ma nel mio caso con la possibilità di punteggi intermedi, lo confermano), come i 12 campioni, con qualche ovvia differenza (questione di sfumature, più che di vere e proprie differenze), denotino una costanza qualitativa notevole, senza picchi vertiginosi tra un vino e l’altro. C’è chi propone vini che puntano più sul frutto, sull’equilibrio complessivo, e chi invece preferisce sottolineare e lasciare esprimere liberamente la particolare trama dei tannini, che senza essere verdi possono rivelarsi, per la natura stessa del Pelaverga, leggermente pungenti e aggressivi. Proprio come accade quando si assaggiano certi Freisa secchi o certi Grignolino del Monferrato, i due vini piemontesi, più vicini, per certi versi, al Verduno Pelaverga.

Ma questa bella coerenza tra i dodici Verduno Pelaverga testimonia come l’intero comparto vitivinicolo verdunese stia lavorando con grande impegno per rendere il proprio vin du pays sempre migliore e più autentico.

Ecco le mie note di degustazione sui 12 vini, tutti di annata 2003, ed i giudizi:

Burlotto Cascina Massara
Colore: rubino splendente luminoso, con un bel riflesso violaceo vivo
Profumo: ampio fragrante floreale con richiamo al geranio e al pepe bianco, maturo e compatto in evoluzione
Gusto: una bella dolcezza di frutto ricco, notevole struttura tannica, ottima consistenza e lunghezza, sapido nervoso e molto persistente
Punteggio 4

Fratelli Alessandria

Colore: rubino cerasuolo vivace luminoso
Profumo: naso non molto espressivo ancora piuttosto chiuso e in sé leggermente pungente, si apre su note di mora e liquirizia e su accenni floreali
Gusto: bella sapidità, nervoso ,con una struttura tannica ancora un po’ aggressiva – pungente di notevole carattere. Grande lunghezza e consistenza
bel potenziale evolutivo
punteggio 4

Terre del Barolo
Colore: rubino cerasuolo con leggera perlatura nel bicchiere
Profumo: bel naso fitto maturo, con note floreali geraniose e un frutto succoso ben sottolineato
Gusto: non grande frutto, ma bei tannini ben sottolineati sapido pepato terroso con un bell’equilibrio. Qualche ruvidezza manca un po’ di dolcezza di frutto ma ottimo carattere
punteggio 3 ½

San Biagio
Colore: rubino vivace media intensità
Profumo: un po’ verde, leggermente pungente aggressivo, carente di polpa molto pepato con note leggermente bruciate
Gusto: grande struttura tannica, tannini ruvidi, appena pungenti e aggressivi, grande personalità e carattere, manca un po’ di frutto ma buona lunghezza su note di pepe e liquirizia
Punteggio 3 – 3 ½

Comm. G.B. Burlotto
Colore: rubino cerasuolo brillante intenso pimpante luminoso
Profumo: bella dolcezza di frutto fragola lampone mora liquirizia di grande fragranza e complessità, molto pulito e accattivante
Gusto: bellissima polpa succosa pieno, consistente con una bella struttura tannica, grande equilibrio e piacevolezza un frutto masticabile e succoso, molto godibile
punteggio 4 ½

Castello di Verduno
cru Basadone
Colore: rubino cerasuolo vivo intenso bella vivacità
Profumo: terroso – vegetale liquirizia, mora e pepe con bella fittezza e complessità
Gusto: grande ricchezza, bellissima materia calda e terrosa, tannini ben sostenuti, ha lunghezza e persistenza, saldo carattere con finale sapido speziato. Un vino molto interessante ben fatto
punteggio 4 ½

Breri
Colore: rubino di bella intensità
Profumo: nota leggermente dolce non pulito forse un accenno di rifermentazione
Gusto: un po’ molle manca di precisione un po’ rustico semplice un po’ carente come materia
punteggio 2 ½

Poderi Roset Alessandro Brero
campione da botte
Colore: bellissima intensità di colore:
Profumo: fitto caldo speziato animale cuoioso pepato liquirizia mora bella apertura e dolcezza
Gusto: una bella materia ricca polputa succosa con notevole struttura tannica, consistenza e ricchezza
punteggio 4 + (da risentire una volta in bottiglia)

Cadia
Colore: un bel rubino vivace
Profumo: molto vegetale leggermente aggressivo, con note di geranio pepe liquirizia mora molto fitto e caldo
Gusto: una certa ruvidezza, tannini che si fanno sentire, ottima persistenza lunghezza e sapidità bel carattere molto persistente e ricco. Gli manca un po’ di frutto, ma grande carattere e personalità: ottimo con i cibi
punteggio 4 +

La Cantina
Colore: un bel rubino cerasuolo violaceo vivo brillante non di grande profondità ma molto luminoso
Profumo: caldo carnoso ricco intenso, con un bel frutto vivo, (mora), con liquirizia e accenni pepati speziati
Gusto: una bellissima struttura complessiva, materia ricca, tannini ben sottolineati: ha lunghezza, ancora qualche ruvidezza ma ottimo carattere terroso
punteggio 4

Bel Colle
Colore: rubino profondo
Profumo: naso floreale terroso leggermente catramoso
Gusto: tannini ruvidi ben sottolineati e terrosi, qualche spigolo bella personalità gli manca appena un pò di rotondità e dolcezza ma ha grande carattere
punteggio 4 / 4 ½

Breri Antonio Vinandolo
Colore: un bel rubino cerasuolo vivo intenso caldo
Profumo: naso vivo succoso ben espresso, con note di lampone, mora e liquirizia
Gusto: sapido nervoso bella struttura tannica gli manca un po’ di frutto e di peso centrale ma molto saporito (pepe bianco) con grande lunghezza e persistenza
punteggio 4 ½

Franco Ziliani





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