MondoMotori STUDIO25

HOME

SCRIVI

MAPPA

PUBBLICITÀ

WineReport
WrCLUB
 
 
WinenewsVino & Co.TravelFoodShoppingCuriositàWrClub
della settimana

VINO DELLA SETTIMANA

NEWS DELLA SETTIMANA

del mese

STRADE DEL VINO

L'OPINIONE

L'INTERVISTA

VINI ALL'INDICE

OBIETTIVO DOC

DICONO DI LUI

RITRATTI AZIENDALI

LA DEGUSTAZIONE

NOVITA' IN CANTINA

VINI DAL MONDO

LE TEMPS RETROUVE'

L'EVENTO

I LOCALI DEL VINO

LIBRI

COMUNICATI STAMPA



VINI DAL MONDO del 10/12/2003

Union des Grand Crus de Bordeaux & International Top Selected a Merano


COMMENTA LA NOTIZIA
SUL FORUM

A Merano, ho dedicato quasi un intera giornata di assaggi ai vini presentati dai produttori internazionali. I 40 Châteaux bordolesi presenti nel Pavillon de Fleurs hanno quest'anno presentato una interessante novità. Insieme alle annate più recenti hanno affiancato alcune annate più vecchie. Vi assicuro che in taluni casi i vini sono stati una vera delizia per il palato. Ad esempio Château Figeac del 1995, un vino molto elegante, fine, bilanciato, con segni di evoluzione sì evidenti, al naso, ma piacevoli e perfettamente fusi in un bouquet complesso e persistente. Grande equilibrio anche in bocca. Un pò più evoluto, invece, il 1994 di Château La Dominique sempre, comunque, gradevolissimo e pienamente bevibile.

Grande carica minerale per il 1993 di Château Pontet-Canet, addirittura esagerata, a tal punto da coprire completamente il frutto e perdere gran parte del sua appeal al palato. Vere e proprie chicche i vini dolci di Château Climens 1996 (Barsac) e Château Lafaurie - Peyraguey 1998 e 1999 (Sauternes). Vini, quest'ultimi, dotati di grande complessità, dove la botrytis si avverte senza mai stancare o disturbare, così come la dolcezza che riempie la bocca senza mai eccedere nella stucchevolezza grazie alla grande acidità e freschezza. Una beva veramente appagante e difficile da dimenticare.

Molto interessanti anche i vini, in particolare i bianchi, presentati da taluni produttori austriaci. Alcuni Grüner Veltliner e Riesling aprono nuovi orizzonti al degustatore neofita e non. Niente legno o comunque molto ben dosato, grandissime acidità, forti connotazioni minerali. Gli esempi peggiori vengono da quei produttori che sono condizionati dal mercato americano, gli esempi migliori da chi invece segue la propria strada senza lasciarsi troppo prendere dalle mode. Segnalo i Riesling Steinmassl 2002 e Seeberg 2002 ed i Grüner Veltliner Kaferberger 2002 e Spiegel 2002 di Fred Loimer così come il Grüner Veltliner Lamm, più semplice ed immediato, ed i Riesling Zoblinger Heiligenstein 2002 e Gaisberg 2001 di Hirsch. Bianchi di grande struttura e mineralità, quelli di Hirsch, che profumano di fiori e di frutta, si arricchiscono, al naso, di sentori speziati, che in bocca ricordano il pompelmo e gli agrumi, e che ostentano fermezza ed eleganza senza disdegnare la piacevolezza nella beva . Vini lunghi, complessi, persistenti. Come i vini di Hiedler, il Grüner Veltliner Maximum 2002 ed i Rieisling Maximum e Gaisberger 2002. Tutti vini per chi non ha paura dell'acidita'...

Le stesse vibrazioni le ritroviamo nei Sauvignon Blanc Therese 2002 e Hochgrassnitzemberg 2002 di Erich & Walter Polz. E che dire dei vini dolci di Heidi Schrock, veri e propri nettari degli dei ! Vini da provare almeno una volta nella vita. Ma l'Austria parla anche rosso con i vini biologici di Pretterebner che ci fa scoprire i "loro" vitigni autoctoni (anche loro ne hanno ! ) come il Blaufrankish con l'annata 1999 o il St.Laurent con l'annata 1997, che insieme alla Cuvèe Farfalla '99 (tutta italiana a base di Marzemino, Teroldego e Lagrein) e alla Cuvèe Papillon '96 (tutta francese a base di Syrah e Cabernet Sauvignon) completano un offerta di vini che richiedono un ascolto lento e meditato ma che regalano vere emozioni.

Ancora assaggi in bianco, ancora Riesling ed ancora la lingua tedesca protagonista con i vini della Pfalz di Geheimer Rat Dr.Von Bassermann-Jordan e Reichsrat von Buhl. Vi prego, però, non mi chiedete di riportare i nomi dei vini perchè quelli sì che sono un qualcosa di "straziante"...
Tra gli Champagne mi hanno colpito il base Brut di Brugnon ed il suo Blanc de Blanc millesimato 1998, vini di incredibile sapidità e persistenza così come il millesimato '90 di Ruinart che con quei sui ricordi di sassi bagnati dal mare era veramente qualcosa di spettacolare.

Sempre dalla Francia, ma stavolta dall'Alsazia mi hanno impressionato i vini di Château D'Orschwihr, decisamente più secchi della tipologia, e quelli più classici proposti da Paul Ginglinger. Dalla Spagna, invece, merita una segnalazione il simpaticissimo Emiliano Villanueva della Pazo Pondal che presentava un entusiasmante Albarinho dalla Rias Baixas (Galizia), niente legno e un bel fruttato, sapida mineralità e fresco finale acido per un vino da bere a garganella... Sempre dalla Spagna ho assaggiato l'ottimo Sherry Pedro Ximenez di Emilio Hidalgo, incredibilmente lungo e persistente al palato. Un altro grandissimo vino dolce, invece, su segnalazione di un amico, l'ho provato al banco della Arvay & Co. Winery di Tokay. Un 6 Puttonyos Aszù, che con i sui ricordi di muffa nobile, la sua portentosa sostanza, la sua rinfrescante acidità rimane in assoluto uno dei migliori vini dolci che abbia mai assaggiato.

Tra le curiosità-novità ho apprezzato una Malvasia Istriana, denominata S.Lucia 2001, prodotta da un cru con vigne di quaranta'anni di età, in Croatia da Kozlovic. Conferma positiva per il sudafricano Rubicon 1998, di Meerlust, vino di buona personalità, non proprio stile nuovo mondo come ci si aspetterebbe: complesso, minerale e abbastanza intrigante. Peggior vino degustato nell'arco della serata, non solo straniero, il Tarrawarra Chardonnay cileno "tutto legno". Il vino "trash" (ma non era l'unico) non poteva mancare neanche qui a Merano.

"Dulcis in fundo"

Mi limito solo a segnalare nella sezione dedicata ai vini dolci il Solaria Jonica 1959 di Antonio Ferrari, un vino da studio considerata la sua casuale scoperta da parte degli eredi del produttore e, sicuramente, un vino da centellinare, visto anche il prezzo non proprio abbordabile di 80 €uro! Tra l'altro Gianangela Ferrari presentava in anteprima l'ultima novità rinvenuta nelle cantine pugliesi del "babbo", un vino del '54, stavolta fermo, altrettanto impressionante.
Molto buono e più immediato il Verduzzo-Picolit Sium 2000 di Viarte, così come il Verdicchio Castelli di Jesi passito Tordiruta di Terre Cortesi Moncaro. Più particolari, dal Piemonte, i concentratissimi "eiswein" di Baricchi.





Auto usate