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I LOCALI DEL VINO del 24/08/2009

Turm, Fiè allo Sciliar BZ


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Dovunque dalle nostre parti, se incontrassi gli indigeni vestiti dei loro abiti tradizionali saresti indotto al sorriso: o peggio, avresti quella bieca sensazione di rievocazione storica che affonda le caviglie nel più torrido pittoresco, abbondantemente irrorato di stucchi pitture e parrucche finte. C’è un solo posto dove se incontri un signore in brache sopra il ginocchio e calzettoni, la domenica andando alla messa, non ti pare fuori luogo: c’è un solo luogo nel quale se ti si fa incontro una Walchiria con il gonnellone il grembiulone e le maniche a sbuffo non ti vien di prenderla a ridere.
L’alterità dell’Alto Adige è anche in questo: una profonda integrazione tra l’antico, il vecchio e il contemporaneo, che raramente sconfina nell’inattuale. Tutti paiono crederci, tutti paiono esser profonamente contemperati in questo sovrapporsi di strati tanto da rendere – anche a te che vieni da fuori – tutto plausibile. Di più, credibile.
A questo ti troverai a pensare al termine di una cena al Ristorante del Romantik Hotel di Fiè allo Sciliar, ai piedi del gigante colle gambe spezzate. Sia che ti menino alle sale nella torre del Castello, sia che trovi posto nelle Stuben, le signore che ti volteggiano attorno con una cortesia che si trasforma in sicurezza che si trasforma in fermezza, e poi si trasforma di nuovo in disponibilità sterminata, ti parranno meno che vere. Così come troverai lo stessa nota – integrazione perfetta, vera e credibile, tra antico e contemporaneo – nei piatti: una sequenza di proposte di livello stellare, prive di flessioni.

A partire dal pane scuro, servito con spuma di burro. E dalla zuppa di basilico servita con un uovo di quaglia fritto, benvenuto dalla cucina assai caloroso, meraviglia anche di tecnica. La Tartare di bue con brioche alle “Quatres Epices” regala un trattamento di equilibrismo acrobatico sulle spezie. Tocco magico anche sul risotto alle erbe “del nostro orto” con filetto di cervo: cottura precisa e carne rosata, con mischione d’erbe sulle ali di una sapienza antica. In cucina Stefan Prahmstraler, che ha la misura dell’esattezza.
Il Fegato d’oca arrostito su ciliege tiepide è un uppercut di sapori: denso e azzardato vince la sfida con le dolcezze prima trattenute, poi mandate a confliggere senza paura.
C’è Pesci pregiati alla griglia su zucchini agrodolci e vinaigrette di pomodori, dove si cerca – trovandola – la tavolozza degli aromi da contrapporre alle cotture lievi come piume. La Bistecca di sella di cervo con salsa al porto e spatzle di grano saraceno si giova di una decisa addizione della selvaggina sull’agro della salsa, dinamica ma controllata. Pletorici – in verità – gli spatzle.
Una vera delizia d’ovinità il carrè d’agnello su cous cous di verdure, un richiamo che sarebbe riduttivo chiamare fusion ma che esalta l’attacco deciso del boccone di carne. C’è anche filetti di triglia con pomodori secchi e coulis di capperi e olive, per la verità l’unico piatto debole incontrato. Di dessert potrai tra i molti scegliere l’eccellente pesca cotta con zabajone e gelato alla vaniglia, splendidamente colorato, o un buon sorbetto.

La lista dei vini è ampia, ricca per la regione. I prezzi corretti.
Spendi 51 europei per una Degustazione di 5 piatti, poco di più per la galoppata alla carta.
Servizio d’impareggiabile presenza. Anche nell’esitazione al tempo dei dessert quando il ritmo – letteralmente – si inchioda, vedi palesarsi lo chef che si viene a scusare per il ritardo, ma solo pochi minuti, stiamo arrivando.
Esci, chiedendoti solo quando sarà la prossima volta.

Stefano Caffarri
www.appuntidigola.it





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