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I LOCALI DEL VINO del 08/05/2009  | All’angolo, Trecastagni CT |
 | Ci misero lo zampino anche Virgilio e Ovidio, che scrissero il canone della vicenda di Aci e Galatea: una variante ennesima della storia di lei, lui e l’altro. Aci era bellissimo, Galatea si sfulminò d’amor perduta, eccetera. Tranne che l’altro - a cui Aci il bel pastorèl pestò i calli - era un tizio già piuttosto collerico per i fatti suoi, e che non aveva ancora perso il vizio di tirare sassi a tutti quelli che urtavano la sua irritabile suscettibilità. Sì, proprio il ciclopico Polifemo. Che in fatti lo sassò al punto di renderlo morto, e dalle sue ferite sgorgò il fiume sulle cui rive ora sorgono le Aci. E tutt’attorno questo fiorire di paesi dai nome irresistibili: Tremestieri, Paternostro e Viagrande, Massa Annunziata, Mascalucia e Santa Maria Ammalati e, lontani, Linguaglossa e Zafferana. Assonanze e risonanze, toponimi talmente solidi da fare parte del paesaggio. Trecastagni, appunto, dove sull’angolo di una stradetta Giovanni Perni ha realizzato il suo progetto: un piccolo ristorante in cui concretizzare la propria idea di cucina di qualità.
Perni è un vero e proprio one man band, ed ha una passione per le cose buone che sconfina nella vera e propria ossessione. Ritornato dopo quasi vent’anni di ristorazione a Monaco di Baviera, ricerca personalmente le materie prime, spendendo - letteralmente - le sue vacanze alla ricerca delle eccellenze gastronomiche di tutt’Italia. T’accoglie in casa sua: in una sala di cinque tavoli arredata con gusto e senza alcuna affettazione in linee classiche. E fa tutto lui, con orgoglio e faconda determinazione.
Dalla carta puoi scegliere antipasti “di prodotto”: mozzarella, pomodorini secchi, salumi. Oppure frittata, pizza, melanzana, ed avrai in soprammercato la stupefacente pesca sott’olio, una peschina selvatica reperita da un artigiano laziale dalla consistenza ed aromaticità fuor del comune. Puoi saziarti d’un piatto monumentale di fusilli di grano e farro con sugo bianco alle mandorle, magari trovandolo un po’ sfocato, oppure dell’arista di maialino nero, verdure ed erbe. Carne sicuramente ottima in un piatto complessivamente appagante ma non privo di sbavature. Immancabile il gelato di pistacchio, reso ai massimi livelli, e qualche dolcetto a chiudere. La cantina è fotografata da una lista scritta a mano: e la scelta è ricca e puntuta. Il servizio è familiare, attentissimo, con qualche gesto di particolare calore: un giro in cucina, un assaggio di un raro distillato austriaco.
Si sta benissimo, all’Angolo, e ci si alza sollevati di un 40/50 euri a seconda degli appetiti. La cucina, dov’è ricca di una materia prima davvero di vertice, cede un poco nell’impronta complessiva: non un’avanguardia, ma di certo una bella tavola territoriale senza fronzoli, mai dispersa in presentazioni strabilianti o architetture ardite. Magari in attesa di una maggior asciuttezza nelle composizioni, ti godrai un’atmosfera romantica e l’opera di uno dei pochi veri innamorati del proprio lavoro.
Stefano Caffarri www.appuntidigola.it
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