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IL FRANCO TIRATORE del 13/05/2005

La fine di una fantastica avventura: il mio congedo da WineReport


Alles, was ist, endet... , tutto ció che esiste, finisce, dice Richard Wagner in Das Rheingold, e così, com’era nell’ordine naturale delle cose, con l’uscita della settimana di venerdì 29 aprile e con questo editoriale di congedo, finisce, dopo sei anni, la mia esaltante avventura, di direttore e one man band, a WineReport.
E’ stata un’esperienza unica ed indimenticabile, un’occasione fantastica che ha consentito a me e ai miei bravissimi collaboratori, che ringrazio per il loro prezioso contributo ed il loro entusiasmo, di dire letteralmente quello che volevamo e quello che pensavamo, senza censure né mediazioni, sul mondo del vino italiano.

In pochi anni, e con mezzi ridottissimi, grazie alla fiducia concessa da un editore che mi ha consentito, e gliene sono grato, di lavorare con la massima libertà, abbiamo dato vita ad un giornale unico, indipendente, coraggioso, spregiudicato per certi versi, un’oasi di libertà e una boccata d’aria fresca in un panorama dell’informazione sul vino che appare sempre più spesso condizionata da interessi di bottega, di cupola o di clan, o semplicemente pubblicitari.

Un giornale che non era assolutamente perfetto, che aveva, ovviamente, i suoi difetti, tarato com’era sulla mia persona, i miei umori, le mie simpatie e idiosincrasie, le mie battaglie e le mie chiare scelte di campo, ma che aveva indubbiamente il pregio di dire le cose come stanno, di dirlo con chiarezza, fuori dai denti, e mai tirando la volata a questo o a quel gruppo d’interesse.

Un giornale che, dopo una fase iniziale, quando anche noi avevamo vissuto la fase dello spontaneismo di Internet, che predicava che tutto doveva essere libero e soprattutto gratuito, a partire dalla primavera 2002 ha tentato, ben tre anni prima di Wine Spectator, e primo in assoluto tra i wine web magazine in Italia, di darsi una struttura più professionale, affrontando la strada, difficile, dei contenuti specializzati a pagamento.

Per essere liberi da qualsivoglia condizionamento pubblicitario, non volendo diventare, come altri siti e giornali sono, espressione degli interessi di questo o quel gruppo, oppure la cassa di risonanza e l’house organ, più o meno ben mascherato o esplicito, di una o più aziende, non potendo contare su un mecenate sostenitore o su un editore miliardario, non avevamo altra strada che quella, affrontata tra mille esitazioni e gli scetticismi di chi pensava che una cosa del genere in Italia non fosse possibile, di metterci sul mercato. E di affidare la nostra sopravvivenza al semplice sostegno dei lettori, invitandoli ad abbonarsi, al costo di una simbolica cifra di 35 euro all’anno, il costo di una bottiglia dei troppi vini fasulli e presunti grandi in circolazione.

Era una scommessa, quella di un giornale libero, senza padrini né padroni, mantenuto solo dai suoi lettori, mediante gli abbonamenti, che inizialmente ha funzionato e ci ha consentito di avere una dignitosa indipendenza economica per un paio d’anni, ma che poi, causa l’incrollabile forma mentis della maggior parte dei frequentatori del Web di continuare a pensare ad Internet come a qualcosa di assolutamente libero e gratuito, e di non riuscire a superare lo scoglio psicologico dell’abbonamento a pagamento, è stato contraddetta dalla realtà delle cose, ovvero dall’evidenza di un numero di abbonati insufficiente per mantenerlo economicamente vivo. Per consentirci, visto che realizzare un giornale come WineReport costava molto, in termini di tempo dedicato al giornale e d’impegno, di continuare ad essere liberi, di non andare a chiedere sostegni, sotto forma di redazionali pubblicitari o di chissà quali altri contributi, dati in una logica del do ut des, dai produttori.

Da liberale e liberista, quale mi considero, non ho potuto che prendere atto di questo stato di cose, e anche se considero questa decisione un po’ una sconfitta, per me, per l’editore, per i nostri progetti, ma credo anche per i lettori e gli appassionati di vino, e per le aziende, che non hanno capito (o piuttosto non siamo stati capaci di comunicarlo) come fosse importante, nell’interesse di tutti, mantenere in vita un giornale libero, indipendente, coraggioso, ho preso, giocoforza, l’unica decisione possibile.

Quella di abbandonare, con enorme rammarico, questo giornale, anche a fronte della mancanza di serie prospettive di rilancio e di un diverso parere, rispetto alle idee dell’editore, sull’evoluzione che WineReport avrebbe dovuto sostenere (e che magari sosterrà, ma senza di me), per continuare ad andare avanti e per assicurarsi maggiore solidità economica.

Ecco spiegati, con molta franchezza, i motivi che mi hanno indotto a prendere questa decisione, molto difficile e sofferta, pur con la convinzione, da parte mia, che il “modello WineReport” rimanga valido e che sia giusto e doveroso, in una situazione congiunturale del vino italiano molto difficile, dove non si vive solo una crisi economica, ma soprattutto una crisi d’identità, di strategie e di obiettivi, e dove accade, in pieno 2005, che i finanzieri del Nucleo regionale di polizia tributaria eseguano trentadue perquisizioni in tutta Italia per presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini, sollevare polemiche e porre interrogativi nell’esclusivo interesse dei produttori seri, che sono la maggioranza, e dei consumatori. Anche alzando la voce, forzando i toni, facendo un giornale “urlato,”, come qualcuno ci ha rimproverato di fare.

Con il mio congedo, in occasione del quale voglio esprimere tutta la mia gratitudine e simpatia a tutti coloro che in questi anni mi hanno seguito e incoraggiato a continuare, a tenere duro, quasi riconoscendo a WineReport e al franco tiratore un ruolo da… Robin Hood, o piuttosto da Don Chisciotte, si chiude un capitolo di questo giornale al quale auguro lunga vita e rinnovate fortune, e un certo modo, il mio, di fare giornalismo sul vino.

Ma restano, irrisolti, i tanti problemi, quelli relativi ad un’informazione raramente dalla parte del consumatore e legata in una forma di “connivenza culturale” ed economica ai produttori, oppure ad un concetto dominante di vino che considera la piacevolezza, l’eleganza, l’armonia e la bevibilità solo degli optional, ad uno strapotere della tecnica enologica e alla spregiudicatezza nel fare di tutto in cantina quando, spudoratamente e con grande ipocrisia, si afferma che il vino nasce solo nel vigneto, che WineReport, sotto la mia direzione, in questi anni ha posto con forza.

Problemi che, non essendo assolutamente avviatisi a conclusione, ma diventati ancora più gravi, mi auguro non finiscano nel dimenticatoio, ora che il franco tiratore e Ziliani si ritirano, ma solo per prendersi una pausa di riflessione e non certo per tacere. Grazie ancora a tutti e arrivederci, prima o poi, da qualche parte, ancora sul Web.

Franco Ziliani - fziliani@winereport.com

Un doveroso e sincero ringraziamento a Franco per il lavoro e l’impegno profuso in questi anni, una straordinaria esperienza che ha portato WineReport ad affermarsi come una testata di rilievo nel panorama vitivinicolo italiano.
Sentiremo sicuramente la mancanza delle tue pungenti critiche che tanto hanno fatto per questo mondo.
Nella speranza di proseguire con lo stesso successo sulla strada da te tracciata, ti facciamo un sentito in bocca al lupo per le tue nuove iniziative,
Tutti i collaboratori di Studio25.





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