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NEWS DELLA SETTIMANA del 17/12/2004

D.O. Oltrepò: perché si deve cambiare. Il Bonarda esce dalla "piramide di Panont"


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Con questa puntuale cronaca di un interessante convegno in materia di Denominazioni d’origine in Oltrepò Pavese, esordisce su WineReport un nuovo collaboratore, Luciano Ramella, appassionato di vini oltrepadano e buon degustatore, come ho avuto modo di verificare incontrandolo lo scorso novembre al Wine Festival di Merano.
Benvenuto a Luciano nella squadra del nostro wine web magazine !
f.z.

Presso l’Istituto Tecnico Agrario “Gallini” di Voghera si è tenuto, sabato 4 dicembre, il convegno: “D.O. Oltrepò: perché si deve cambiare”. La palestra del glorioso Istituto, sede del convegno, era affollata da tanti studenti, disciplinati e calorosi, purtroppo dimenticati nel saluto iniziale dal Dirigente Scolastico dottor Toscani, tutto infervorato nel ringraziare, una per una, le autorità civili e militari presenti. Dei vari “saluti” (contenuti comunque in termini accettabili), da citare quello del dottor Poma, Assessore provinciale all’istruzione, che ha presentato il progetto di un Liceo Enologico, con sede proprio nell’Istituto Gallini.
Il primo intervento “tecnico”, è stato quello del Presidente del Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò, Ruffinazzi, che esordiva con un classico leit motiv: “l’immagine dell’Oltrepò non è adeguata al potenziale vitivinicolo, il nostro territorio non è considerato al livello che si meriterebbe”.

Una novella Bonarda way of life

Proprio sull’immagine si è infatti molto lavorato in questi ultimi tempi. Basti pensare al Bonarda, che diventa “Bonarda style”, ovverosia lo stile che fa tendenza, il rosso rubino, movimento, colore, dinamismo, per una proposta da bere in ogni occasione ed in ogni ora della giornata, (come recita il comunicato stampa pubblicato sul sito ufficiale del consorzio). Un progetto, (quello sul Bonarda), che renderà questo vino anche un modo di pensare, muoversi, viaggiare, scegliere e godere del bello e del buono del vino. E qui parte la prima obiezione: ma è possibile che questo onesto, godibile ma semplice vino, da accompagnare ai salumi ed ai primi locali, diventi, improvvisamente, quasi un modo di intendere la vita? Ma non scherziamo ! Anche il megadirettore del Consorzio, nell’intervento che ha fatto seguito, con onestà e decoro, definirà il Bonarda come vino “di dignità”, “che ha consentito ai produttori oltrepadani di passare dalla Lambretta all’automobile”.

Quali programmi per elevare la qualità ?
Tornando all’intervento del Presidente del Consorzio, al quale era stato posto il tema del convegno in forma interrogativa (Oltrepò: perché si deve cambiare ?), si apprendeva che la necessità del cambiamento era imposta dalla concorrenza spietata dei nuovi competitori (per la verità non tanto nuovi): Argentina, Sud Africa, Cile, Australia, capaci di praticare prezzi bassissimi. Ecco quindi perché si dovrà puntare sull’alta qualità.
A questo punto ci si aspettava che venissero, sia pur sinteticamente, indicati i provvedimenti ed i programmi per elevare la qualità del vino oltrepadano. Silenzio assoluto. Ma questa programmazione è stata fatta? Ci sono effettivamente delle idee per migliorare? Oppure non ci si preoccupa per nulla di tracciarla, puntando tutto solo sull’immagine e sul battage pubblicitario?
Per il momento l’ unica innovazione, di cui è stata data notizia dal Presidente del Consorzio, sarà rappresentata dalla fascetta alfanumerica, che attraverso Internet, permetterà al consumatore di conoscere la “storia” del vino Oltrepò che sta bevendo. Un po’ pochino…

Also sprach Panont

Ha preso quindi la parola il sempre distinto Direttore del consorzio, Carlo Alberto Panont, dando la novella attesa da mesi: dopo tante fatiche la sua piramide era stata finalmente costruita. Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio aveva detto sì. Benissimo, ma la costruzione tanto aspettata veniva solo tratteggiata a grandi linee.
Al vertice le due DOCG Oltrepò: lo spumante metodo classico 100% pinot nero ed il rosso 100% pinot nero vinificato in rosso e fermo.
Un gradino più sotto la DOC Colli Oltrepò Rosso (Barbera e Croatina) e la Colli Oltrepò Bianco (Riesling).

Nessuna descrizione della base (smantellata?) che sino a poco tempo fa vedeva la DOC Oltrepò con gli spumanti metodo Charmat ed i frizzanti.
Ma il già nominato Bonarda, che solo a maggio di quest’anno, (vedi comunicato stampa sul sito www.vinoltrepo.it: banco d’assaggio al Westing Palace. In 500 per il battesimo del Pinot nero Oltrepò) era anch’esso, sia pure ancora al femminile (la Bonarda), al vertice della costruenda piramide, che fine ha fatto? La vera sorpresa è questa! Il Bonarda esce dalla piramide, avrà un sistema a parte. E di cattivo gusto pensare che oltre al cambio di sesso lo schietto vinello possa essere considerato alla stregua di una mummia?
Anche il Buttafuoco (storico e non) ed il Sangue di Giuda sono fuori dalla piramide in attesa di una giusta (?) collocazione.

Pinot nero Oltrepò “novello Barolo oltrepadano” ?

L’intervento dell’enologo Fabrizio Marzi serviva finalmente a riportare ad un corretto livello di onestà intellettuale il convegno. Non credo non si possa essere d’accordo nel ritenere la “sfida” del Pinot nero “novello Barolo oltrepadano”, sempre secondo Panont, soprattutto di quello vinificato in nero, come affascinante, ma durissima (un sogno difficile da realizzare).
Ci vorranno parecchi anni per arrivare quantomeno alla standard qualitativo dell’Alto Adige e, per cortesia, lasciamo perdere la Borgogna...

Sogni ad occhi aperti

Le degustazioni verticali di alcuni dei più noti Pinot nero oltrepadani, (pubblicate sul portale www.oltrepopavese.it), sembrano poi evidenziare che per esprimersi al meglio il vino proveniente dall’Oltrepò ha bisogno di un invecchiamento in bottiglia di diversi anni, con la conseguente necessità per il produttore serio di sostenere non indifferenti costi di stoccaggio. Se mai si giungerà all’alta qualità, vi è a possibilità di trovare spazio sul mercato estero dove l’Alto Adige, per la sua limitata produzione, non può dare fastidio.
Un altro sogno dell’enologo Marzi sarebbe quello di vedere il Riesling (italico), anche non in purezza, diventare (infatti non lo è) un grande bianco…

Un dibattito… con il silenziatore…

Spiace infine notare come il dibattito, al quale era necessario prenotarsi, fosse relegato in coda “al ricordo” di Carlo Gallini da parte del professor Siro Brondoni. Se in questo modo si volevano (che malignità!) scoraggiare eventuali interventi non graditi, debbo dire che, con tutto il rispetto per il citato professore, per quanto concerne il sottoscritto, si è raggiunto in pieno l’obiettivo. Seguiremo comunque con attenzione gli sviluppi della piramide oltrepadana e dei suoi molteplici misteri.

Luciano Ramella
lucianoramella@msn.com





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