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RITRATTI AZIENDALI del 11/05/2004

Saviano 1760


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Se guardando le etichette dei vini di "Saviano 1760" avrete l'impressione di esservi sbagliati (oppure che ci siamo sbagliati!) e pensate che non si tratti della sezione "ritratti aziendali" ma di aver cliccato sulla rubrica "le temps retrouvè", sappiate che non vi biasimerò!. Bottiglia renana ed etichetta antidiluviana sono un accoppiata di quelle da non passare inosservate (...nel bene e nel male!). L'annata in etichetta, però, non lascia scampo ad alcun dubbio o equivoco, l'azienda "Saviano 1760" è perfettamente operante, anzi vi dirò di più: si tratta di un' azienda, udite! udite!, export oriented ante-litteram. Ricordo che già qualche anno fa quando affrontai, a scopo didattico, la denominazione Lacryma Christi del Vesuvio, di tutti i campioni recuperati dai produttori locali, il Lacrima dei fratelli Saviano fu tra quelli che mi colpì maggiormente e non solo per l'etichetta retrò!.

Oddio, meglio sgombrare subito il campo da eventuali malintesi, tenete presente che il panorama della denominazione non rimane uno dei più felici. Non vi aspettate, dunque, da questi vini nulla di trascendentale, anzi tutt'altro: vini di estrema semplicità. L'anacronismo d'immagine si riflette, in questo caso, molto positivamente, almeno secondo me, in un anacronismo di contenuti. Mi spiego meglio. L'anacronismo di immagine è evidente ed innegabile, se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, siamo nell' epoca in cui le bottiglie, sempre più spesso, pesano più del liquido in esse contenuto, nell'epoca in cui per "progettare" un etichetta ci si rivolge a costosi studi di consulenza specializzati...
L'anacronismo che si riflette nel bicchiere è più sottile e, perché no, filosofico, si riferisce al modo di intendere il vino ed alla sua funzionalità che non dimentichiamolo, dovrebbe essere quella di accompagnarci a tutto pasto ed ispirare una serena, ritrovata convivialità.

I vini di Saviano - in tutto tre vini a DOC Lacryma Christi del Vesuvio: bianco, rosato e rosso (ci sarebbe, poi, anche il Gragnano) - si rifanno proprio a questa idea di vino. Non riservano colpi ad effetto, si lasciano bere con facilità ed apprezzare per un prezzo mai così conveniente (che oscilla, per la cronaca, sui 4 €uro in enoteca!). Si fanno valere, altresì, proprio per le loro caratteristiche che ben si sposano con il buon cibo e la compagnia di una allegra tavolata. Una visione obsoleta nell'epoca dei cosiddetti "vini da degustazione" ?! Spero di no. Piuttosto pregi che non possono passare inosservati nell'epoca in cui, oltre ad un'immagine curata di cui sopra, se non si può vantare un estratto secco da paura, se non si esce sul mercato a prezzi da capogiro e se non si creano vini da concorso da berne un sorso solo o poco più, nessuno ti nota...

La Saviano 1760 si trova ad Ottaviano, alle falde del gruppo montuoso cui fanno capo il monte Somma ed il Vesuvio. Situata a circa 300 metri di altezza questa operosa cittadina è nel cuore della zona di produzione della Doc Vesuvio. Perché 1760 ?! Perché ciò è quanto testimoniato da quel che rimane di un antico "torculario" di cui il signor Ferdinando, genitore degli attuali titolari Francesco e Felice, conservò solo la parte centrale: appunto "AD 1760". In realtà la storia dei Saviano ed il loro legame con il vino ha radici ancor più antiche considerato che talune annotazioni in un diario di famiglia, risalente al 1501, già parlano di possedimenti di vigneti. E' sempre al Signor Ferdinando, che si deve la crescita aziendale a livello internazionale, resa possibile da un lato grazie alla costante presenza nelle fiere più rappresentative di settore e, dall'altro, soprattutto, grazie ai numerosi riconoscimenti ottenuti in vari concorsi internazionali come in occasione del Concorso Mondiale di Vienna nel 1872, l'Esposizione internazionale di Parigi nel 1907 e nello stesso anno l'Esposizione del Lavoro a Firenze e, per finire, il Marco Aurelio nel 1972. Non ultimo, l'insigne prof. G.Dalmasso indicò il rosè dei Saviano "tra i migliori d'Italia se non il migliore".

Passiamo dunque, finalmente, ai vini di cui per il rosso ed il rosato troverete, al momento, tutt'ora in commercio la sfortunata annata (metereologicamente parlando) 2002. Nel caso del rosso, è stato imbottigliato proprio in questi giorni. Infatti contrariamente alle abitudini della zona, da sempre, i Saviano imbottigliano il loro Lacrima rosso non subito l'inverno successivo alla vendemmia ma circa un anno e mezzo dopo. Scelta coraggiosa conoscendo la mentalità, dura a morire, di molti enotecari e ristoratori della mia regione (ma credo si tratti di un fenomeno non solo della mia regione) che vorrebbero sui propri scaffali e sulle proprie tavole i vini dell'ultima vendemmia quando ancora in corso... Il Lacrjma (come si ostina a scriverlo anche in etichetta lo stesso Saviano preferendo la "j" alla "y", per di più rigorosamente in carattere gotico) Christi bianco 2003 si colora nel bicchiere di un giallo paglierino non particolarmente carico. Al naso le uve Caprettone (coda di volpe così chiamata sulle pendici del Vesuvio, in percentuale dell'80% almeno), Greco e Falanghina profumano delicatamente di fiori di ginestra, acacia e gelsomino.

La bassa gradazione alcolica e l'acidità spiccata regalano un vino secco, senza ruffianerie, nervoso che lo stesso Saviano non rinuncia a definire nei suoi depliant aziendali, un pò grottescamente, "digestivo e diuretico". Il vino sconta al naso la neutralità del vitigno dominante e l'apporto floreale è da imputarsi più probabilmente al saldo di Falanghina. Questa stessa neutralità valorizza, invece, al palato le note sapide di origine vulcanica. Questo bianco si accompagna, con discrezione, agli antipasti e ai piatti a base di pesce, piatti leggeri e di semplice fattura. Il rosato con il suo colore buccia di cipolla, la bassa gradazione alcolica ed una piacevole, ancora una volta sapida, freschezza fruttata si candida, invece, a pieno titolo per gli imminenti pomeriggi agostani quale ideale compagno per rinfrancarvi dalla prossima calura estiva. Delicati profumi di ciliegia ed un delizioso finale amarognolo lo impongono su una spigola all'acquapazza (branzino con pomodorini freschi nda), semplici preparazioni a base di pollo o di tacchino così come formaggi a pasta molle.

Il Lacryma Christi rosso rappresenta, infine, il vertice della produzione aziendale ed è frutto di un attento assemblaggio tra Piedirosso (80%) ed altre uve locali, tra cui principalmente Aglianico. Il colore è rubino carico. Come per la versione in bianco la gradazione alcolica è di soli 12% vol. con l'acidità che continua ad essere particolarmente sostenuta. Al naso predominano lievi sentori floreali di violetta e una netta nota fruttata di ciliegia marasca. In bocca, anche questo vino, evidenzia una decisa impronta minerale, di chiara derivazione territoriale, vale a dire mutuata dai suoli di natura vulcanica su cui sorgono i vigneti. Una piacevole morbidezza si combina con il vigore di un tannino non ancora del tutto domo anche se a tratti un pò rustico ed amarognolo. Questo rosso vi accompagnerà con primi piatti di pasta al sugo, perché non un bel ragout napoletano, e con secondi preparazioni di carne (il maiale lo vedo in special modo indicato)che potranno essere, ancora una volta, salsate o grigliate come più di vostro gradimento. Peccato per la non facilissima reperibilità dei vini in questione. In fatti nonostante un produzione non proprio limitatissima, un grandissimo numero di bottiglie è da sempre destinato al mercato USA. "Mannaggià sti mericani..."

SAVIANO 1760 snc
Via Piazza, 1
80044 OTTAVIANO (NA)
tel.081/8278018
fax 081/8279515
www.saviano1760.it
info@saviano1760.it

Campania felix a tutti !
Fabio Cimmino
fcimmino@winereport.com





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