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RITRATTI AZIENDALI del 22/09/2004

Walter Massa e l’enosofia spericolata


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L’uomo
“Il vino si fa in derapata”. Basterebbe di gran lunga questa icastica espressione motociclistica per descrivere Walter Massa.
Che non è Walter Massa viticultore o vinificatore o enotecnico o viveur. E’ Walter Massa, punto e basta: un nome che ha molti non solo enoici motivi per farsi ricordare.
Sono salito a Monleale (che sarà per quella consonante in meno, ma non ha nulla di normanno, barocco o decadente, bensì molto di umano, franco e ostinato) percorrendo piano i suoi tornanti. A salirci, dal borgo nuovo che si fonde con la Volpedo resa celebre dal genio di Pellizza, si ha un’impressione che ricorda il raggiungere Barbaresco venendo dalla piana di Baraccone.

Mancano però, e sia lodato il cielo, la monotona monocultura e l’ordine appannaggio-dei-turisti di uno dei più celebri borghi di Langa. Su questo colle, a pochi chilometri dall’alacre Tortona, le prugne e gli alberi da frutto ancora si frappongono, come prodi avanguardie opposte all’avanzare delle viti.
Sono piombato da Walter in un giorno torrido di giugno, in compagnia di Massimo Cavino, mio Virgilio alessandrino, cicerone necessario per chi come me, come i più della Provincia Granda, fatica a raccapezzarsi nel resto del pianeta e pure del Piemonte.

Il posto
La piazza deserta, due bambini in bicicletta lestamente spediti dalla nonna a chiamare lo zio e la prima stretta di mano all’ombra (rada) di due monumentali gelsi carichi di more, mentre il nostro ospite finiva di mettere a punto trinciasarmenti e spandi zolfo. E poi una costante della cultura viticola piemontese: la consueta descrizione dei cingolati, con toni affettuosi. Una cosa che fuori dal Piemonte e soprattutto dove la vite si alleva anche in pianura o quasi non rappresenta allo stesso modo una caratteristica comune ai vignerons.

Prima o poi qualcuno si dovrà decidere a raccontare i produttori attraverso il loro rapporto con un trattore cingolato. Di solito te ne parlano come di un animale fedele, un buon cane. Ma te ne parlano solo se vieni dalla campagna e sai quanto conta quel blocco di ferro e plastica con cui il vignaiolo di collina passa molto più tempo che con i giornalisti e persino con la moglie. Il cane migliore è sempre quello che sta con te da più tempo, per questo non è quasi mai il cingolo ultima generazione, col muso assurdamente aerodinamico, a meritare le parole più affettuose.
Tra le varie razze canine poi, il mezzo è certamente un pastore maremmano: fedele sì, ma "bisturn", imprevedibile, permaloso e soprattutto mai affidabile fino in fondo. E chiunque lavori tra queste colline ha almeno un amico o un conoscente la cui tragica fine testimonia quest’ultima caratteristica.
Il garage di Walter dà sull’anfiteatro naturale le cui pendici ospitano buona parte delle sue vigne. Lo sguardo dall’alto permette di cogliere le epoche diverse di impianto e anche la densità degli stessi.

Le vigne e i vini
La famiglia Massa possiede i propri vigneti sin dal 1879, come ricorda orgogliosa l’etichetta, sobria, ma popolata di simboli che sintetizzano la natura e l’uomo, il sole e la terra da cui il vino nasce peculiare: silenziosa risposta ai parvenu dell’enobusiness e delle mega aziende in cui investire i proventi d’altri affari. Come se fare il vino e vendere brugole fossero solo due opzioni economiche alternative e fungibili.
Dalle vigne di Monleale nascono Derthona e Costa del Vento (Timorasso), Casareggio (Cortese), Muscatè (Moscato bianco), Pietra del Gallo (Freisa), Pertichetta (Croatina), Sentieri, Monleale e Bigolla (Barbera) e Cerreta (Barbera, Nebbiolo, Croatina, Freisa e Cabernet sauvignon). La denominazione d’origine controllata di riferimento è quella dei Colli Tortonesi.

Una serie di vini varia sia nei vitigni coinvolti che nelle tecniche di vinificazione: Walter infatti, lungi dal bandire la "mussa" – quella vivacità che dalle mie parti fa dire che "’l vin a grigna" (il vino ride) – vinifica mantenendo una quantità di CO2 pari ad una atmosfera di sovrapressione nel Moscato e nel Cortese, ma stappa, con per me comprensibile serenità, anche la sua Freisa Pietra del Gallo, che subito disegna la "ragnà" (ragnatela) nel bicchiere per rallegrarti gli occhi prima di solleticare le papille. E pazienza se il naso non è impeccabile: pagato il fio di qualche secondo in più nel bicchiere la materia polputa e croccante del vino decreta la venialità del peccato aromatico.

Le colonne della produzione di Walter sono senza dubbio i vini a base Timorasso e Barbera, ma se la seconda è un monumento enoico da queste parti, il primo è stato a lungo un desaparecido che, proprio la tenacia di alcuni pionieri con il nostro ospite in testa, ha salvato dall’oblio e rimesso in produzione (che è l’unica vera salvezza, non certo gli zoo e le riserve protette), restituendolo al panorama dei bianchi piemontesi, un figliol prodigo, cui a lungo erano stati preferiti fratelli a bacca bianca più facili da coltivare e più produttivi. A questo ultimo dei mohicani tortonese da 10 anni anche l’università di Torino dedica le proprie attenzioni, testimoniate anche da un paio di tesi di laurea.

A Walter si sono aggiunti altri produttori lungo la via e oggi il Timorasso campeggia nella gamma produttiva di diverse realtà della provincia alessandrina: tutte sono censite e lodate (udite udite!) nella scheda «a proposito di Timorasso» che lo stesso Walter ha voluto nella propria presentazione aziendale: un segno della capacità di pensare come un vero opinion maker, che non ha bisogno di incensare se stesso, ma anzi emerge nella sua classe proprio quando parla bene degli altri. Sulla longevità straordinaria e sulla mineralità del Timorasso WR ha in archivio il resoconto puntuale di una serata gardesana: a quelle note non posso che rinviare condividendole (leggi l'articolo).
La Barbera è coltivata, diletta, vezzeggiata da Walter in modi diversi, come la stessa poliedricità del vitigno sembra esigere: da essa nascono il vino quotidiano (Sentieri), la raffinata ed equilibrata espressione di un terroir (Monleale), lo slancio impavido verso le vertigini espressive di uno dei più potenti vitigni del mondo (Bigolla) e la curiosità consapevole per la capacità unica della Barbera di fondersi in tagli preziosi (Cerreta).

La cantina
La vinificazione è un work in progress, senza dogmi fuori luogo. Costruita sotto la casa, la cantina ospita vasche in acciaio e cemento, barriques e botti di misure diverse: si prova, si cambia, si riprova, senza chiodi fissi.
E tuttavia una costante c’è nel modo di rapportarsi ai vini di Walter: la pazienza. A conoscerlo si direbbe uno che di pazienza ne ha ben poca, con l’occhio ceruleo da nazista quando fai una domanda appena in odore di banalità, e forse con le persone è proprio così, ma con i vini (come con i nipoti) è un’altra cosa.

I suoi pargoli enoici debbono avere tempo per maturare, bianchi o rossi non importa, dai 18 mesi del Timorasso Costa del Vento ai minimo trenta della Barbera Bigolla, ciò che Walter inculca nell’ascoltatore enoappassionato è un diverso concetto del tempo e del vino. Non più un nemico della giovinezza, ma l’insostituibile spazio dell’espressione, il primo. Non più mera materia da imbellettare per un evento, una sera, una guida, ma soggetto vivo e cangiante con l’età, comunque in grado di cambiare in meglio, il secondo.
C’è grande forza d’animo, una tacita self-confidence in un simile atteggiamento mentale nei confronti del mutare delle stagioni. Ma ci sono soprattutto una fanciullesca fiducia del futuro ed una innata curiosità da esploratore per ciò che ci riserverà il domani.

Due note di colore, per finire
Due ultime notazioni per gli amici che incuriositi da queste poche righe decidessero di passare per Tortona la prossima volta che si recano in Piemonte: due tratti indubbiamente esteriori, che però dicono molto di un produttore.
A distribuire le bottiglie di Walter in giro per l’Italia (salvo Veneto ed Emilia - esclusa Piacenza e provincia) è la trentina Proposta Vini, una società giovane che ha fatto scelte coraggiose nella promozione di vitigni rari o in pericolo di estinzione in giro per l’Italia, ma non per questo ha rinunciato a un range di prezzi deo gratias ampio a sufficienza da soddisfare tutte le tasche e le voglie di spesa. Con loro Walter ed i suoi vini hanno la cornice giusta, a detta di chi scrive.

Se vi capita l’occasione di incontrare Walter o volete provare a mandargli una mail, chiedetegli la cartellina con le schede aziendali, tutto stampato e realizzato con una splendida carta, dettagliato nelle descrizioni, ma soprattutto ideato e scritto dal produttore. Non c’è lo studio grafico o il creatore d’immagine dietro le parole appassionate che descrivono il mondo dietro al lavoro: c’è l’uomo con le sue idee e la convinzione che solo chi è cresciuto su queste colline e le ha vissute, oltre che a lungo camminate e lavorate, le può compiutamente descrivere.
E allora mi capiranno i lettori, il massimo cui posso aspirare con questo mio ritratto aziendale, è che lo stesso, a Walter Massa, viticultore in Monleale, non dispiaccia troppo.

Michele A. Fino
mafino@winereport.com

MASSA F.LLI AZIENDA AGRICOLA S.S.
p.zza G. Capsoni 10 - 15059 Monleale - Piemonte - Italia
tel. 0131 80302 - fax 1031 806565
vignetimassa@libero.it





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