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RITRATTI AZIENDALI del 19/10/2004

Michele Moio o del vero Falerno


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Qualche giorno fa mentre scorrevo l'elenco dei vincitori dei tre bicchieri un amico mi ha fatto notare un'assenza alla quale mi stavo, ormai, lentamente ed ingiustamente abituando. Così come ci sono, infatti, gli "habitué" di questo premio, ci sono anche quelli che abitualmente non li prendono. Curiosa semplice coincidenza o c'è dell'altro ?! Come è possibile che non abbiano, infatti, mai premiato quel Michele Moio che, insieme ad Antonio Mastroberardino e Mario D'Ambra, può essere, a giusto titolo, considerato uno dei padri dell'enologia campana ? Possibile che non abbia mai prodotto un vino degno di questo massimo riconoscimento ?! E sì che di premi ne ha vinti, dagli anni Trenta in cui iniziò la produzione.

Ne sono inequivocabile testimonianza le centinaia di riconoscimenti ottenuti in Italia ed all'estero che fanno bella mostra di sé negli uffici e nella semplice ma accogliente saletta di degustazione.
Mi sono, allora, deciso a vendicare l'ennesimo torto (dimenticanza?...no, non ci credo!) subito, anche quest'anno, dal Commendator Michele chiedendo a Franco (Ziliani) di potergli dedicare la rubrica "ritratti aziendali". Penso che mi abbia preceduto, in questo, solo una bellissimo pezzo monografico che gli dedicò, qualche anno fa, la brava Manuela Piancastelli.

Uno stile sempre fedele a se stesso
Michele Moio, figlio e padre di Luigi, noto enologo e professore universitario, (lui sì qualche “tre bicchieri”, almeno fino a qualche anno fa, come consulente di altre aziende lo ha preso, eccome!), continua a tirar dritto per la sua strada senza preoccuparsi più di tanto delle mode del mercato. "Uno stile nel produrre e concepire il vino che è rimasto sempre fedele a se stesso, attraverso tutti i paradossi dell’evoluzione del gusto". Mi accoglie al cancello un omone alto e robusto, settantottenne, che naviga in Internet con la curiosità e l'entusiasmo di un giovanotto di venti anni.

Un signore che incute timore e rispetto, ma che mi confessa di commuoversi con estrema facilità quando è comodamente seduto nel salotto di casa davanti ad un film. Una persona leale ed orgogliosa, che mi racconta di aver rischiato, per colpa di un legislatore burocrate e impreparato, di vedere negata la Doc al suo Falerno. Proprio così: il "suo" Falerno. Il Falerno di Moio è prodotto con solo uve Primitivo e non con Aglianico e Piedirosso come fanno le altre aziende (alcune di quelle sì trebiccherate!). Quelle stesse uve Primitivo che erano presenti in zona, importate da Gioia del Colle dal barone Falco, già verso la fine dell'800.

Lo testimonia un libro stampato (e gelosamente conservato dallo stesso Michele) nell'anno 1900!. In tempi più recenti, nel 1963, era stato finanche creato un consorzio per la tutela dei vini tipici di Mondragone, in cui si faceva riferimento al Falerno da uve Primitivo. Però quando venne il momento di approvare il disciplinare della DOC Falerno del Massico e furono previsti Aglianico e Piedirosso, quasi ci si dimenticò, per incanto, di Moio e del suo Primitivo. Fortunatamente per lui sappiamo come siano, poi, andate effettivamente le cose e che il disciplinare fece salvo, accogliendolo, anche il suo Falerno Primitivo. Sarebbe stato il colmo, a pensarci bene, tenuto conto che i Moio hanno iniziato ad etichettare il Falerno fin dagli anni ’50 ed erano attivi in zona sin dall'immediato dopoguerra.

Mondragone e l’Ager Falernum
Don Michele è un fiume in piena, mi racconta aneddoti, mi rimprovera per qualche mio vecchio articolo ("ma chi vi ha detto a voi giornalisti che con mio figlio Luigi c'è disaccordo... ?!") e poi si concede qualche sfogo. Mi mostra una cartina che delimita il famoso Ager Falernum dei Romani e mi fa notare che, secondo quei confini riportati ad oggi (vedi cartina), la sua azienda si troverebbe proprio nel cuore di quel territorio compreso tra il fiume Volturno ed il Monte Massico, ovverosia Mondragone, e che altre aziende che operano nella Doc deborderebbero da quei confini. Secondo lui la stessa denominazione Falerno del Massico sarebbe inesatta.

Poteva bastare solo Falerno. Il legislatore ha, invece, ritenuto quest'ultimo un nome di fantasia ed ha apposto come indicazione territoriale il riferimento al Monte Massico allargandone, contestualmente, i confini.
Michele, a tal proposito, non si stanca mai di ripetere che non è solo la qualità dell'uva a fare il grande vino: "non dimenticare che il grande vino nasce principalmente dal territorio!". Il Primitivo che si produce a Mondragone ne è la riprova, tanto diverso come è da quello di Gioia del Colle e da quello di Manduria. Provare per credere!

I suoi vini sono stati osteggiati dalla critica perché troppo alcolici, forti e potenti ma è pur vero che quelle stesse caratteristiche si rivelano fondamentali per farne dei vini in grado di sfidare il tempo. "I vini non devono piacere alla critica, ma a chi li beve!" continua, vorticosamente, a ribadire. Il monito di Michele ai figli campeggia nella saletta di degustazione incorniciato alla parete: "l'unica testimonianza alla quale dovete aspirare è quella dei vostri clienti, UNICI INDISCUSSI GIUDICI che ritornando vi dimostrano la loro silenziosa ammirazione".

Falerno bianco da uve Falanghina
Ma passiamo, finalmente, ai vini. Tutti i rossi dell'azienda sono prodotti con uve Primitivo. L'azienda produce, però, anche Falerno bianco da uve Falanghina. Il Falerno DOC 2003 bianco ha un bel colore giallo intenso ed al naso esplode in una macedonia di agrumi e frutta tropicale con lievi accenni floreali. E'in bocca, però, che stupisce, nonostante il notevole grado alcolico, per l'incredibile freschezza acida che ne alleggerisce ed invoglia la beva.

Un Primitivo che si moltiplica per quattro
Il Primitivo, invece, viene, oggi, "declinato" dai Moio in ben quattro versioni: Moio57, Falerno Rosso, Maiatico e Gaurano. Il Moio57 nasce in onore di una grande annata che si verificò a Mondragone nel 1957. Badate bene una grande annata perché così fu decretata dai clienti dell’azienda "non dalle guide o dai giornalisti come oggi avviene" tiene a sottolineare Michele) che continuavano a chiamare per chiederne altre bottiglie.
Terminarono le scorte ma non le richieste e fu deciso, allora, di dedicare un'etichetta a quella incredibile vendemmia che aveva prodotto un vino tanto buono ed apprezzato. E' il vino base (si fa per dire) dell'azienda ed è prodotto da una prima selezione di uve.

La vinificazione ha luogo con lunga macerazione e successivo affinamento nelle tradizionali botti di rovere di Slavonia. Nel bicchiere ha un colore rosso rubino scuro e profumi di frutta rossa in confettura, polvere di cacao e fichi. Al palato rivela una notevole concentrazione, ma anche un buon equilibrio tra le componenti acide e tanniche.
Il Falerno DOC 2001 rosso nasce sempre da uve Primitivo coltivate nei vigneti iscritti a denominazione di origine. La vinificazione viene fatta con macerazione di tipo tradizionale e successivamente il vino viene sottoposto ad un affinamento in grandi botti di rovere di Slavonia. Alla vista si presenta di un colore rosso rubino, con riflessi porpora. Al naso si percepiscono delicate note di frutta fresca (mora e prugna) arricchite da un piacevole cornice speziata. Struttura e potenza sono i tratti salienti al palato che chiude, ancora una volta, lungo ed appagante.

Maiatico e Gaurano
Il Maiaitico è, invece, l'ultima "creatura" nata in ordine di tempo. Si tratta di una selezione curata dal figlio di Michele ed è sicuramente quella che più di tutti gli altri concede aperture ad uno stile più moderno. Lo si intuisce subito sin dal colore rubino intenso con riflessi violacei. Al naso sono decisi, netti i sentori di piccoli frutti a bacca nera(more e ribes) con suadenti sfumature di erbe aromatiche. Al palato entra morbido ed i tannini, che qui, però, si avvertono avere duplice natura (uva & legno), sono dolci e levigati. Chiude con una lunga persistenza aromatica mentre per via retrolfattiva ritornano note di sottobosco e spezie insieme ad un'evidente nota tostata.

Da un ultima selezione di uve, stavolta tardiva, nasce, infine, il Gaurano. Si tratta di un vino prodotto solo nelle migliori annate, (quindi non nel 2002 sottolinea più volte Don Michele!) e solo dai migliori siti aziendali. La macerazione dura circa 25 giorni mentre l'affinamento in legno si prolunga per 18 mesi. Ha un colore rosso porpora ed un intenso sentore che ricorda la frutta secca con sfumature minerali ed animali (cuoio). In bocca si evidenzia una leggera vena amabile, indice di un lieve residuo zuccherino.

Prezzi ancora con i piedi per terra
Ciliegina sulla torta, infine, il listino prezzi: l'intera offerta aziendale , ad eccezione del Maiatico, rimane improntata ad una politica di vendita molto competitiva ed accessibile. Insomma avrete capito che i vini di Moio rimangono un must e non potranno sfuggire a tutti coloro che apprezzano ancora un modo "all'antica", tradizionale ma pulito, di intendere e approcciarsi al vino. La degustazione, per la cronaca, ha avuto luogo all'interno di una delle poche corti rurali ancora esistenti nel comune di Mondragone ed invito chiunque si trovi in zona a visitarla. Ne vale la pena, visto che Don Michele ha in serbo per voi una chicca da farvi assaggiare: "un vino da compagnia per le amicizie più preziose"... ma questa è un altra storia!

Campania felix a tutti!
Fabio Cimmino
fcimmino@winereport.com

Cantine Moio
Viale Margherita, 6.
Mondragone CE
Telefono 0823/978017





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