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VINO DELLA SETTIMANA del 08/03/2002

Dolcetto di Diano d’Alba Moncolombetto 2000 Gigi Rosso

CANT. GIGI ROSSO
- 12060 - CASTIGLIONE FALLETTO (CN)


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Dolcetto di Diano d’Alba Moncolombetto 2000 Gigi Rosso

Vendemmia: 2000

Categoria:
Dolcetto di Diano d’Alba
Uve:
Uve Dolcetto
Gradi: 12,5°
Prezzo: € 7 €

Restare a metà del guado e continuare a chiamarsi, a scelta, come sancito dalla Doc del 1974, indifferentemente Dolcetto di Diano d’Alba o Diano d’Alba tout court, oppure puntare decisamente su una delle due opzioni possibili, con una chiara sottolineatura del nome del vitigno in etichetta, o preferendo la sua eliminazione, orientandosi senza esitazioni su una appellation di tipo francese, basata sul territorio e sul nome del paese di origine del vino ? E’ questo il grande interrogativo, con risposte dotate ognuna di pro e di contro, di aspetti apparentemente favorevoli e altri invece meno, che investe direttamente il mondo produttivo dianese e la comunità di ben 42 produttori che dal maggio 1996 ha dato vita all’Associazione I Sörì di Diano (sörì nel dialetto di Langa designa le posizioni più solatie del territorio comunale, i vigneti migliori, i cru), creata “per promuovere e valorizzare, insieme con il vino, il territorio, la cultura e l’economia della zona”.
Aziende in gran parte di piccole dimensioni, molte nate negli ultimi dieci anni, con protagonisti, in vigna ed in cantina, trenta – quarantenni, ma che comprendono anche realtà più cospicue del territorio albese come la Cantina Gigi Rosso e la Cantina Cooperativa Terre del Barolo di Castiglione Falletto, la Fontanafredda di Serralunga d’Alba e poi il campione della vendita del vino per corrispondenza Ferdinando Giordano, che nella loro gamma di prodotti, accanto a Barolo, Barbaresco, Barbera e Dolcetto d’Alba, hanno inserito da tempo anche piccole partite del particolarissimo, peculiare Dolcetto dianese.
Con un potenziale produttivo di un milione di bottiglie, al momento utilizzato per il 50-60% (una grossa fetta delle uve è destinata alla trasformazione in vino sfuso venduto in damigiana, spesso realizzato da privati che amano farsi il proprio vino, con risultati facilmente immaginabili, in casa...), una superficie vitata di 332 ettari ed un centro vitale d’incontro, iniziative e dibattiti come la Bottega – Enoteca del Dolcetto, che nel corso del 2001, ha visto qualcosa come 8000 visitatori ed un commercio di ben 11 mila bottiglie di Dolcetto degli associati, con prezzi che variano da un minimo di 4 euro e mezzo ad un massimo di 8 e mezzo, con una media cospicua di bottiglie proposte tra i 5 ed i sei euro, i produttori dianesi pensano che il 2002 possa essere l’anno della svolta e di scelte importanti ed impegnative.
Confortati da un nuovo interesse dei mercati, italiano, ma anche quelli esteri, per i loro vini, dal crescente numero di giovani e di nuovi protagonisti che tornano ad avvicinarsi alla vigna, dalla consapevolezza che Diano d’Alba, sebbene zona facente parte del disciplinare di produzione del Barolo (con 18 ettari, dati 2000, iscritti come Nebbiolo da Barolo e 26 a Nebbiolo d’Alba, e una cinquantina a Barbera d’Alba) proprio sul Dolcetto basi la propria economia agricola, vorrebbero dare al loro vino simbolo un’immagine più definita e chiara, comunicarne meglio le peculiarità, la possibilità di essere, contemporaneamente, un vino “quotidiano” fragrante, dal fruttato spiccato, dalla beva piacevolissima, oppure un vino più importante, strutturato, dotato di un potenziale di tenuta nel tempo e di evoluzione in cantina maggiore. Questo sia grazie ad una superiore concentrazione data da un contenimento delle rese in vigna sia a tecniche d’affinamento che, in alcuni rari casi (per fortuna, aggiungo io) prevede l’utilizzo del legno. E degli stramaledetti piccoli fusti di rovere francese che rendono imbevibili e veri alieni enologici i Dolcetto “new wave” barrique e concentratore d’alcuni vignaioli ayatollah di Dogliani.
A Diano nel corso del 2002 si vuole arrivare alla definizione completa e alla proposta alle autorità vitivinicole regionali e nazionali di 13 sottozone nelle quali andranno a confluire, raggruppati e suddivisi in base all’altimetria e alla natura dei terreni, al tipo di microclima, i 77 sörì. E si punta inoltre a proporre al comparto produttivo di adottare una strada univoca per la presentazione della denominazione in etichetta. Attualmente la quarantina di Dolcetto dianesi si presentano al consumatore in ordine sparso, per un 50% come Diano d’Alba e per un 50% come Dolcetto di Diano d’Alba. I primi sono convinti che il nome del vitigno non vada indicato e che così facendo ci si possa distinguere meglio dai tanti (troppi) Dolcetto piemontesi, affermando la particolarità del Diano Doc. I secondi, invece, ora che i mercati esteri dimostrano un crescente interesse anche per il Dolcetto, trascinato dagli altri grandi rossi piemontesi come Barolo, Barbaresco e Barbera, ritengono che rinunciare ad indicare chiaramente in etichetta che il Diano d’Alba è un Dolcetto e non un qualcosa di non ben definito, (magari un Super Piedmont stile Langhe rosso con Barbera e Nebbiolo maritati a Cabernet e Merlot), sia rischioso. C’è difatti la fondata convinzione che ad una buona fetta di clientela, gli alti discorsi stile appellation d’origine territoriale modello francese interessino ben poco e che acquistino il Diano d’Alba perché è un Dolcetto, perché si fa bere bene e ha un prezzo ragionevole. E che alle eventuali differenze – che pure esistono - con i Dolcetto d’Alba (proposti da aziende che possono contare sul traino del Barolo o del Barbaresco), o di Dogliani oppure Ovada o Acqui siano ben poco interessati…
Discorsi sul futuro della denominazione a parte, e sono convinto che una scelta di campo, quale che sia (io propendo per l’ipotesi Diano d’Alba) sia indispensabile e possa fare solo del bene, l’essenziale è il presente, ovvero il valore dei Diano d’Alba o Dolcetto di Diano d’Alba attualmente sul mercato, la qualità media percepibile sia da parte del consumatore sia da quella degli addetti ai lavori.
Grazie alla cortesia dei responsabili della Bottega del Dolcetto pochi giorni fa ho potuto effettuare un’istruttiva degustazione, alla cieca, di 25 campioni di vini dell’annata 2000 attualmente sul mercato. Dieci recanti in etichetta la dizione Diano d’Alba e 15 proposti come Dolcetto di Diano d’Alba. Li si chiami in un modo o nell’altro, i vini di un più che soddisfacente livello complessivo, sono stati la netta maggioranza e hanno evidenziato ricchezza di frutto, buona pulizia, carattere saldo, struttura tannica e corpo, una polpa ben corposa davvero degni d’attenzione.
In campo sono apparse due scuole, dotate ognuna di pari dignità: quella che punta sulla fragranza aromatica, sulla nitidezza del frutto, sulla rotondità e morbidezza e su una beva piacevole e gratificante, e quella invece orientata, sullo stile Dogliani new wave, (ma senza le esagerazioni e gli stravolgimenti dei vini più cari – chissà perché ? – ad alcune guide) su una maggiore concentrazione, su un carattere terroso, in alcuni casi sovramaturo esaltato da tannini ben sostenuti e da un corpo importante. Vini in alcuni casi pienamente riusciti, in altri abbastanza lontani dal carattere varietale che è lecito ritrovare in un Dolcetto, seppure versione Diano d’Alba, in altri ancora squilibrati da una super estrazione che ha portato in rilievo aspetti verdi vegetali e un finale asciutto che non facilita certo la beva e può sconcertare il consumatore.
Svariati i vini che mi hanno convinto e tra questi voglio ricordare:
Dolcetto di Diano d’Alba Vigna Santa Lucia Az. Agr. Il Palazzotto (0173 69234)
Dolcetto di Diano d’Alba Cascinotte Cantina Terre del Barolo (0173 262053)
Dolcetto di Diano d’Alba Corte Fiore Az. Agr. Claudio Alario (0173 231808)
Diano d’Alba Sörì Parisio Az. Agr. Boffa fratelli (0173 612055)
Dolcetto di Diano d’Alba Sörì Colombé Az. Agr. Prandi Giovanni (0173 69414)
Diano d’Alba Sörì del Ciabot Cantina Terre del Barolo (0173 262053)
Diano d’Alba Sörì Richin Az. Agr. Casavecchia (0173 69205)
Diano d’Alba Sörì Cristina Az. Agr. Il Palazzotto (0173 69234)
Dolcetto di Diano d’Alba Sörì Bric Maiolica Poderi Sinaglio (0173 612209)
Diano d’Alba Garabei Az. Agr. Giovanni Abrigo (0173 69129)
Diano d’Alba Sörì Santa Lucia Cantina Produttori Dianesi (0173 69221)
Diano d’Alba Sörì dei Berfi Az. Agr. Abrigo F.lli (0173 69421)
Diano d’Alba Vigna Pietrin Az. Agr. Abrigo F.lli (0173 69421)
Dolcetto di Diano d’Alba Vigna Groppone Sörì del Montagrillo Grimaldi (0173 231790)

A parte la leggera delusione causata dal Sorba 2000 di Massimo Oddero (0173 69169), ancora molto giovane, chiuso ed in sé e ancora lontano dalla spettacolosa, pirotecnica versione 1999 che l’aveva reso uno dei migliori Dolcetto in assoluto mai assaggiati, il vino che ha mi forse maggiormente convinto e che ho trovato poter rappresentare in maniera paradigmatica lo stile attuale di un ideale Diano d’Alba, è stato il Dolcetto di Diano d’Alba Moncolombetto firmato da un’azienda storica del panorama albese, la Gigi Rosso di Castiglione Falletto, che proprio nel 1974, anno di nascita della Doc, commercializzò il suo primo Dolcetto di Diano. Di cui oggi propone due versioni: questo Moncolombetto, prodotto in 16 mila esemplari, ed il più raro Vigna Vecchia del Pinnacolo, 7000 bottiglie circa.
Battezzato con il nome di quella collina, posta a quasi cinquecento metri d’altezza, che domina l’abitato di Diano, e dove nel ‘700 “il maresciallo Colombier definì le strategie militari per attaccare Alba e sottometterla a Napoleone”, il Moncolombetto è un bel Diano d’Alba dal colore rubino acceso, brillante, luminoso, di bella profondità, che ad un naso fitto, caldo, con note di ciliegia matura e prugna in evidenza, alterna accenni floreali e una sapidità minerale, sa abbinare un’ottima consistenza al gusto, un frutto ben espresso, nitido, succoso, corposo, ed una vena piacevolmente amarognola che ricorda la mandorla e una vivace acidità al finale. Il tutto in una cornice di grande equilibrio, estrema piacevolezza, facilità di beva, con la giusta struttura tannica, una bella persistenza terrosa a sostenere la pulizia e la carnosità del frutto.
Un ottimo vino, comunque lo si chiami Dolcetto di Diano d’Alba o più semplicemente Diano d’Alba Doc, à la française…

Franco Ziliani
Fziliani@winereport.com





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