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VINO DELLA SETTIMANA del 06/02/2004

Dolcetto d’Alba Solatio 2000 Brovia

BROVIA F.LLI
Via Alba Barolo, 54 - 12060 - CASTIGLIONE FALLETTO (CN)


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Dolcetto d’Alba Solatio 2000 Brovia

Vendemmia: 2000

Categoria:
Vino rosso DOC
Uve:
Dolcetto
Gradi: 14°
Prezzo: € 20 Euro

Sono consapevole di mettere a dura prova la pazienza e la comprensione dei lettori scegliendo di parlare di un vino che non solo viene proposto in meno di cinquemila esemplari, che è prodotto unicamente in occasione di grandi annate e che visto l’andamento vendemmiale non soddisfacente ha costretto il produttore, dopo il 2000 di cui sto per parlare, a rinunciare alle annate 2001 e 2002. Da appassionato convinto del Dolcetto quale sono, di quello vero, non posso però esimermi dal dedicare un vino della settimana al magnifico Solatio di Brovia.

Si tratta di un vino così grande, come pochissimi altri, il Briccolero di Quinto Chionetti a Dogliani, il Coste & Fossati di Vajra, forse il Sorba di Massimo Oddero a Diano d’Alba ed il Bricco di Mauro (Giuseppe) Mascarello, che può davvero giustificare, da parte del consumatore, una caccia serrata per aggiudicarsene un bottiglia, o una lunga attesa di tempo tra una e l’altra delle pochissime annate ritenute all’altezza da parte del team formato da Giacinto, Raffaele, Elena e Cristina Brovia, e dello spagnolo – langhetto Alex Sanchez, che reggono le sorti di questa bella azienda di una ventina di ettari dislocati tra Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba, da cui nascono quattro eccellenti cru di Barolo tra cui spiccano il Rocche ed il Villero.

Il Solatio, voglio dirlo subito, non è un normale Dolcetto, ma un vino, sinora prodotto nel 1985, 1988, 1990, 1996, 1998, 1999 e 2000, non casualmente tutte grandi annate anche per il Barolo, che rappresenta una sorta di amplificazione di tutte le caratteristiche e possibilità di questa grande uva piemontese, un’esasperazione, ma in senso positivo, dei suoi tratti distintivi. E’ un vino eccezionale, da un punto di vista puramente organolettico, grazie al vigneto da cui nasce, collocato in quel di Serralunga d’Alba, e quindi in terra di grandi Nebbiolo, a 350 metri di altezza su terreno argilloso calcareo, esposto a sud est, con un’età che va dagli oltre quarant’anni della parte più vecchia ai 20 e più anni di quella impiantata più di recente.

Quando le annate sono super (non si accettano compromessi), da queste uve, lasciate a maturare sino alla fine di settembre, e più, nasce il Solatio. In caso contrario danno vita ad un altro Dolcetto, il Ciabot del Re, anche se nel 2002 si è rinunciato anche a quest’ultimo, lasciando solo il Vignavillej, un vino più tradizionale e beverino, a rappresentare la proposta del Dolcetto di casa Brovia.
Ovviamente, data l’età dei vigneti, la produzione è naturalmente piuttosto contenuta, e l’azienda deve solo preoccuparsi di trasmettere nel vino tutta la grandezza, la piena maturazione, la ricchezza di sostanze delle uve, mediante una fermentazione a temperatura controllata che si prolunga a circa 28 gradi per la bellezza di 10-12 giorni (se qualche barolista da fermentazioni sveltina di tre – quattro giorni mi legge, bene, ma che vada a nascondersi…) e un affinamento del vino, stiamo sempre parlando di un Dolcetto, che si prolunga per circa dieci mesi.
Affinamento, mi costa riconoscerlo, vista la mia generale contrarietà al passaggio di un uva delicata come il Dolcetto in legno, e data la mia opposizione “filosofica” ai “Dolcetto” (ma si può ancora chiamarli così ?) realizzati in quel di Dogliani da alcuni “pasdaran” della moderna enologia, che si svolge sia in acciaio, sia, per una parte, in piccoli fusti di rovere francese.

La forza delle uve, lo spiccato carattere del terroir dove il vigneto è situato, Serralunga signori miei, non un vignetino qualsiasi di fondo valle, fanno però sì che il Solatio possa trarre vantaggio, e non essere invece penalizzato e pesantemente castigato, come accade puntualmente con i vini del “Dogliani team”, dal mariage con il legno piccolo e diventare un Dolcetto paradigmatico e di assoluto riferimento. Un vino che davvero va conquistato, per la sua “tiratura” limitata, dalle 4500 alle 5000 bottiglie, e perché prodotto in sole sette annate nel lasso di tempo, quindici anni, dal 1985 al 2000. Ma una volta giunti in possesso di qualche bottiglia del Solatio, (così chiamato con riferimento all’ottimale esposizione delle uve che prendono tutto il sole necessario per maturare sulla parte più alta del vigneto), vi troverete di fronte ad un vino che non tradisce, che potrete lasciare qualche anno, se riuscirete a resistere alla tentazione di stapparlo, riposare in cantina, oppure potrete gloriosamente portare a tavola, abbinandolo ad una gamma di piatti ancora più ampia di quella cui generalmente si accosta un Dolcetto e che comprende, oltre agli antipasti caldi della cucina di Langa, ai primi con ragù di carne, anche le carni, non solo quelle bianche (pollo, coniglio e vitello), ma quelle di manzo.

Il Solatio 2000, una gradazione alcolica di 14 gradi ed una ricchezza d’estratti...da Nebbiolo, è sicuramente stato uno dei migliori Dolcetto d’Alba e di qualsiasi altra denominazione (Diano e Dogliani incluse), nel quale mi sia imbattuto nella mia carriera di degustatore, pardon, di bevitore, con il suo colore rubino violaceo, intenso, profondo, piuttosto grasso e denso nel bicchiere, con il suo naso caldo, fitto, composto, di grande tessitura, profumato di frutti rossi maturi, di ciliegie, more, prugne, e innervato da sfumature ben pronunciate di liquirizia, pepe nero, spezie, nato, e soprattutto viole e sottobosco bagnato.
La sorpresa è ancora maggiore sin dal primo sorso del vino, che si dispone caldo, ricco, viscoso e consistente in bocca, quasi masticabile, ampio e generoso, grazie ad una materia fruttata perfettamente matura ma ancora polputa, ad una struttura tannica imponente ma carezzevole e senza spigoli, ad una ricchezza di terra, di polpa e di carne che regalano una lunghissima persistenza, ma senza mai sacrificare e compromettere la beva, che è assolutamente piacevole, immediata, godibilissima. Un vino importante, potente, dagli estratti fuori dal comune, un “Super Dolcetto” dove ogni componente è equilibrata e risponde ad un gioco di squadra perfettamente calibrato, un grande rosso figlio ed espressione della terra, di quella terra magnifica, inimitabile, senza pari, che è la Langa albese, la gloriosa terra del Barolo.





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