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VINO DELLA SETTIMANA del 22/06/2000

Terre di Franciacorta rosso Doc Gradoni 1997 – Villa

Azienda agricola Villa
frazione Villa - 25040 - Monticelli Brusati (BS)


Terre di Franciacorta rosso Doc Gradoni 1997 – Villa

Vendemmia: 1997

Categoria:
rosso Doc
Uve:
Cabernet - Merlot - Nebbiolo - Barbera
Gradi: 13°
Prezzo: € 18.500 lire

In quarant’anni di storia la Franciacorta è riuscita a costruirsi un’immagine e un’attendibilità qualitativa di migliore zona spumantistica metodo classico italiana, di “petite Champagne” di casa nostra. Quando però si riflette sull’attuale panorama produttivo della zona bresciana, sulla coesistenza di vini diverse tipologie, bianchi fermi, rossi fermi e “bollicine”, parte, inevitabile, un interrogativo: su quali vini deve puntare la Franciacorta per il Duemila? Deve specializzarsi esclusivamente sul Franciacorta Docg, proprio come hanno fatto a Reims ed Epernay, sui metodo classico più su vini tranquilli a base Chardonnay e Pinot bianco, oppure, visto che l’ambizione ed il mercato continuano a premiare i vini rossi, deve continuare a perseguire l’utopia di essere anche un’importante zona produttrice di vini base Cabernet e Merlot ?

Molto difficile rispondere ad un simile interrogativo, ma considerato che da un punto di vista puramente finanziario i conti delle aziende che attualmente compongono l’articolato panorama produttivo franciacortino non potrebbero che saltare, adottando la decisione di puntare esclusivamente sul Franciacorta Docg, crediamo che almeno per una diecina d’anni la Franciacorta continuerà a destreggiarsi con risultati più o meno soddisfacenti con tutte le attuali tipologie ed essere contemporaneamente una piccola Champagne, un’ancora più piccola Bordeaux e una via di mezzo tra Borgogna, Friuli e chissà quale area italiana o internazionale specializzata in vini bianchi.

Sarebbe molto più comodo e più facile, dal punto di vista del marketing, dell’identificazione da parte del consumatore, della gestione dei vigneti, imboccare un’unica strada, ma nel frattempo, nell’attesa di un’assunzione di responsabilità e di una scelta difficilissima che forse non arriverà mai, godiamoci, come consumatori e come appassionati di Bacco, questa triplice natura della Franciacorta, e la rara capacità di offrire ottimi vini su ogni versante produttivo esplorato.

Grande produttrice di bollicine nobili, eccellente area da vini bianchi, ma anche – e questo giudizio potrà soprendere qualcuno – capace di esprimere vini rossi che senza avere la complessità, la potenza, la struttura, la capacità di evolvere nel tempo, la statura internazionale dei vini piemontesi, toscani o del Sud, possono giocare carte tutt’altro che marginali come la piacevolezza, l’equilibrio, la facilità di beva, la duttilità di utilizzo, il prezzo, salvo non lodevoli eccezioni, moderato o contenuto in limiti ragionevoli.

Noi non siamo di certo convinti che la Franciacorta potrà diventare, anche ripensando la propria piattaforma ampelografica, l’impostazione dei vigneti, la densità e la resa per ettaro e per pianta, una zona produttiva di vini rossi leader, ed è per questo che i vini meno interessanti, meno ricchi di personalità continuano ad apparirci, al di là delle legittime ambizioni dei vignaioli di produrre un grande rosso crack, le speciali riserve, i vini da tavola o i Sebito IGT basati su Cabernet Sauvignon più o meno in purezza, su Merlot o Pinot nero. Come zona da rossi, a noi l’area comprendente autentiche microaree vocate come Monticelli Brusati, Ome, Camignone, Cazzago, Adro, alcune parti di Erbusco, interessa soprattutto per i Terra di Franciacorta Doc rosso che esprime, un vino che personalmente amiamo molto senza preoccuparci più di tanto se abbia o meno i quarti di nobiltà e le prerogative di un grande vino.

Sono diversi i vini, composti in base ad un singolarissimo uvaggio, che continua a prescrivere accanto ai Cabernet (Franc in maggioranza e poi Sauvignon) e al Merlot, percentuali minori di Barbera e addirittura di Nebbiolo, che ci convincono senza riserve. Ci riferiamo in particolare ad alcuni cru aziendali come il Dordaro e il Ruc di Gnoc di Majolini, il Tajardino di Cavalleri, il Fontecolo del Mosnel, il Poligono e il Baldoc del Cornaleto, il Dossi delle Querce della Fratelli Berlucchi, il Ronco della Seta di Monzio Compagnoni, oltre ai “base” di Gatti, Uberti, Cà del Bosco, San Cristoforo, Ferghettina.

Il nostro “campione” però, è il vino che su una particolarissima superficie vitata di due ettari e mezzo, un vigneto collinare posto su terrazzamenti che digradano dal Colle della Madonna della Rosa verso la cantina, su terreni argillosi ricchi di fossili esposti splendidamente a mezzogiorno, l’azienda agricola Villa produce nei migliori anni e lascia lungamente affinare nelle sue cantine di Monticelli Brusati. Gradoni e non poteva essere diversamente visto il tipo di vigna con muri a secco, il nome del vino, che presenta la peculiarità di comprendere nell’uvaggio, oltre a quelli canonici (con predominanza, 50%, dei Cabernet), anche un 10% di vecchi vitigni autoctoni, denominati Villa e Brognera.

Particolarità dell’uvaggio a parte, o piuttosto splendida vocazione alla qualità del vigneto di origine e grande sensibilità ed intelligenza dell’azienda Villa e dei suoi tecnici di rispettare ed esaltare la qualità della materia prima di cui dispongono, il risultato, come in quest’eccellente annata 1997 (una produzione, purtroppo, di sole novemila bottiglie scarse), è un vino che costringe a rivedere giudizi frettolosi – magari anche nostri – sull’incapacità della Franciacorta di produrre vini rossi di grande personalità, capaci di reggere un medio invecchiamento.

Colore rubino di grande intensità, concentrazione e densità, conquista subito per la sua complessità aromatica, per un naso fitto, denso, caldo e compatto, dove accanto ad un fruttato maturo e fresco (note di mora, ciliegia, prugna viola), emergono fascinosi accenni di pepe nero, di sottobosco, di selvatico – animale. Al gusto, con una perfetta corrispondenza naso – bocca da gran vino di carattere, è asciutto, succoso, dotato di una struttura tannica solida ma morbida e rotonda, di un piacevolissimo stile “terroso”, di una grande lunghezza e persistenza, di una piacevolezza e immediatezza di beva che non ci si attenderebbe in un vino così importante, e di corpo tanto pieno. Vino da elogiare, inoltre, anche per l’intelligentissimo, esemplare uso del legno, poiché affinato in barrique per un anno il vino non mostra mai fastidiose – e purtroppo molto comuni e scandalose – note boisé o sentori di tostatura che mortificano e uccidano i profumi.

Molto buono sin d’ora, da abbinare all’intera gamma delle carni rosse, (costate, braciole, roast beef, brasati, bolliti misti, grandi grigliate da barbecue estivi), ma capace di reggere anche la selvaggina e la cacciagione e i formaggi stagionati a pasta dura, il Gradoni 1997 potrà affinarsi ulteriormente per tre – cinque anni in cantina e sorprendere, proposto ai vostri ospiti in degustazione cieca, più di un connaisseur, che faticherà a credere che un simile vino possa essere solo un Terre di Franciacorta rosso…

Franco Ziliani





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