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VINO DELLA SETTIMANA del 12/01/2001

Barbaresco 1997 Ripa Sorita Azienda agricola Ripa Sorita

Az. Agr. Ripa Sorita
Vicolo Asilo, 13 - 12057 - Neive (CN)

di Franco Ziliani


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Barbaresco 1997 Ripa Sorita Azienda agricola Ripa Sorita

Vendemmia: 1997

Categoria:
Vino rosso Docg
Uve:
Uve Nebbiolo
Gradi: 14°
Prezzo: € 35.000 Lire

La Langa albese è per sua natura e storia terra di personaggi. Quale altra zona vinicola d’Italia può difatti contare – la Toscana, altra cosa, è soprattutto terra di grandi imprenditori – su un numero così ampio di "poeti del vino" e della ristorazione quali Bartolo Mascarello, Aldo e Giovanni Conterno, Quinto Chionetti, Gigi Rosso, Bruno e Marcello Ceretto, Romano Dogliotti, Beppe Rinaldi, Cesare Giaccone, Gian Bovio, Rocca del "Felicin" di Monforte, di figure di spicco, al di là della qualità dei loro vini, che a me personalmente non entusiasma, come Domenico Clerico, Elio Altare, Roberto Voerzio ed il re del Barbaresco, pardon, del Langhe Nebbiolo, Angelo Gaja ?

Grazie a queste figure, località come Barolo, La Morra, Dogliani, Monforte d’Alba diventano quasi leggendarie, si caricano d’ulteriori significati, di motivi d’attrazione straordinari. Anche Neive, una delle grandi capitali del Barbaresco, ha subito lo stesso processo. Per merito della presenza di un grande patriarca dei rossi di Langa e dell’Arneis come Bruno Giacosa, e del grappaiol’angelico Romano Levi tipo stravagante quant’altri pochi, ma capace, grazie alla celebrazione fattane da Veronelli e alle deliziose etichette naïf delle sue grappe, di tramutare letteralmente povere vinacce in oro, questo delizioso borgo è diventato uno dei luoghi topici dell’epos langarolo. Tanto di cappello, e come non si potrebbe, a Giacosa, ed il giusto riconoscimento, ma senza esagerare al virtuoso dell’alambicco, ma se Neive si è ritagliato, com’è giusto, una pole position tra le più adorabili località dell’albese, sicuramente il merito va riconosciuto, accanto ad altri vignaioli meno noti del burbero Bruno, anche ad un ristorante di cui è davvero difficile non tomber amoureux dopo la prima visita.

Ospitata nella centralissima Piazza Cocito, la Contea, quando i suoi proprietari, Claudia e Tonino Verro, hanno voglia ed estro, è un posto memorabile, per la cornice, l’ambientazione e soprattutto la cucina e la cantina. Grazie ad esecuzioni impeccabili di piatti classici della cucina albese come il tonno di coniglio, la carne cruda, i capunet, la tartrà, i tajarin fatti con un numero imprecisato d’uova ogni chilo di farina, agnolotti col plin, minestra del "bate l’gran", la bagna caoda, il coniglio al rosmarino, la fagianella alle bacche di ginepro, il brasato al Barbaresco, il capretto all’Arneis, il bunet e la torta di nocciola tonda (potremmo continuare a lungo), questo magnifico locale, con la sua atmosfera piacevolmente rétro, è diventato meta di ghiottoni di tutto il mondo.

Persone che arrivano per la cucina, per generose grattugiate di tartufo bianco, in stagione, per i salumi deliziosi e le conserve fatte in casa e vendute nell’enoteca accanto al ristorante, ma anche perché alla Contea i grandi vini non mancano proprio e non sono mai mancati.

Grandi anfitrioni e propagandisti dei meriti di questo o quel vigneron, quanti nomi oggi noti non abbiamo conosciuto grazie a loro, ad un certo punto Tonino e Claudia, dopo essersi dedicati, da dilettanti entusiasti, alla selezione e produzione di un Roero, ne ricordiamo ancora il nome e l’etichetta semplicissima, la Gran Madre, hanno pensato bene che avendo la fortuna di vivere e operare nella terra dei quattro grandi vini, Barbaresco, ma anche Dolcetto, Barbera e Moscato d’Asti, forse valeva la pena di fare il grande passo. E pur restando, quale sono e vogliono continuare ad essere, innanzitutto ristoratori e amanti della cucina, potevano anche provare a diventare, come tanti loro fornitori, vignaioli in proprio.

Da quest’idea, e dall’ambizione di misurarsi con quel vino che è il vero motore dell’economia agricola albese, è nata una piccola azienda agricola, intestata a Claudia, denominata Ripa Sorita.

Piccole produzioni, etichette ancora una volta romantico – naïf, ma quel che più conta, vista la particolare vocazione alla qualità di Neive, prodotti tutti decisamente ben fatti, che fanno capire come il duo della Contea se la sappia cavare egregiamente non solo ai fornelli, ma in vigna ed in cantina. Buoni, tipici e calibrati, il Nebbiolo d’Alba Castelvecchio, la Barbera d’Alba "Caplin", il Dolcetto d’Alba "Paciocchi", vini che sembrano studiati apposta per l’abbinamento ai piatti proposti ai tavoli del ristorante. Il migliore del lotto però, il più ambizioso ed il più riuscito, anche in funzione dell’eccellenza di un’annata, il 1997, che per il Barbaresco, più che per il Barolo, sarà ricordata come memorabile, è il Barbaresco cru Ripa Sorita, un vino il cui stile si colloca idealmente tra la tradizione giacosiana e l’innovazione rappresentata non solo da Gaja, ma dalle svariate aziende (Bruno Rocca, Punset, Albino Rocca, Marchesi di Gresy, Cantina del Glicine, Cigliuti, Castello di Neive, Fontanabianca, Sottimano, Produttori del Barbaresco, Fiorenzo Nada, Pellissero) che negli ultimi decenni hanno animato la scena nella zona di produzione del fratello minore del Barolo.


Il Ripa Sorita viene prodotto da uve provenienti da vigneti di sicura vocazione come Currà, Gallina e Starderi, posti nei comuni di Barbaresco, Neive e Treiso, compie la fermentazione alcolica e malolattica e quindi l’affinamento in piccoli fusti di rovere.

Un signor Barbaresco, dotato di una bell’intensità di colore, rubino caldo e profondo, con una leggera unghia aranciata, di un bouquet abbastanza ampio con un frutto pulito che richiama il lampone ed il sottobosco, con venature selvatiche, di grafite (minerali), tabacco, rosa, cacao e caffè tostato. Al gusto una buona dolcezza di frutto ben espresso, tannini molto ben pronunciati, ancora un po’ aspri, ma non pungenti, interessante persistenza e lunghezza, bella materia piena, un carattere piacevolmente ruvido e terroso. Un vino che riempie bene la bocca, con lodevole impegno e peso, e sembra mostrare ottima predisposizione all’invecchiamento.

Ne consigliamo l’abbinamento, oltre che ai piatti della Contea, ad un tenerone di spalla agli ortaggi, ad un brasato, al Barbaresco, ovviamente, a costolette di agnello o più semplici cotolette di vitello con l’osso alla milanese, e perché no, ad un bel bollito misto, con i canonici sette tagli (testina compresa, oh yes) e bagnet vert d’accompagnamento.





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